mercoledì 27 agosto 2014

Banca pignorata a Campobasso per conto di correntista

CAMPOBASSO - E’ del 31 luglio 2014 il pignoramento eseguito presso una banca locale dagli Avv.ti Aldo e Carmine De Benedittis del Foro di Campobasso. I FATTI. Con una sentenza del Tribunale di Campobasso una banca locale veniva condannata a restituire oltre 200.000,00 euro ad un correntista in conseguenza dell’illegittima applicazione della capitalizzazione trimestrale degli interessi,spese e commissioni di massimo scoperto,oltre interessi legali e spese processuali. Non avendo avuto riscontro, gli Avv.ti De Benedittis provvedevano a notificare l’atto di precetto intimando il pagamento di quanto dovuto entro 10 giorni dalla notifica ,pena il pignoramento delle somme. Neanche davanti a questo atto formale la banca ha inteso restituire il maltolto.
In data 31 luglio l’Avv. Aldo De Benedittis si recava, con l’Ufficiale Giudiziario di Campobasso, presso la sede dell’istituto di credito,per procedere al pignoramento delle somme intimate con l’atto di precetto. Cosa questa,di fronte al rifiuto di pagamento, prontamente effettuata dall’Ufficiale Giudiziario al quale la banca consegnava un libretto di deposito a risparmio. “Ora passeremo immediatamente alla fase di assegnazione con apposita istanza al Giudice dell’Esecuzione di Campobasso.”

Questo episodio riveste un’importanza notevole poiché nella fattispecie è coinvolta una banca. Le banche quando devono avere dai correntisti non perdonano, soffocandoli con decreti ingiuntivi,atti di precetto,pignoramenti mobiliari ed immobiliari,mettendo letteralmente in ginocchio gli stessi. Quando sono loro a dover pagare ( o meglio,a restituire quanto illegittimamente percepito) oppongono resistenza e fanno del tutto per ritardare la restituzione. Noi non ci fermeremo qui e continueremo questa battaglia contro i poteri forti al fine di tutelare i correntisti e gli oppressi dal sistema bancario e per il rispetto della legalità,grazie anche alle numerosissime sentenze emesse in Italia e ad una giurisprudenza ormai consolidata in materia Chi ha avuto nel corso degli anni passati scoperti di conto corrente con contratti stipulati prima del 2000 può richiedere la restituzione di ingenti somme pagate indebitamente alle banche!

Ciò è possibile anche per i rapporti di conto corrente già estinti, purchè non siano decorsi 10 anni dalla loro chiusura o estinzione.La ripetizione dell’indebito può essere richiesta fin dall’inizio del rapporto contrattuale (quindi,a ritroso,anche da 10,20 o 30 anni) purchè si sia in possesso della documentazione contabile di riferimento (estratti conto).

Massima attenzione per i correntisti a cui è stato notificato un Decreto Ingiuntivo! Nella maggior parte dei casi dalla rielaborazione del conto corrente risulta un credito a favore e non un debito,oppure l’eventuale debito si riduce di somme consistenti. Opporsi sempre entro 40 giorni dalla notifica del Decreto Ingiuntivo.  Chi ha avuto nel corso degli anni passati scoperti di conto corrente con contratti stipulati prima del 2000 può richiedere la restituzione di ingenti somme pagate indebitamente alle banche! Ciò è possibile anche per i rapporti di conto corrente già estinti,purchè non siano decorsi 10 anni dalla loro chiusura o estinzione.La ripetizione dell’indebito può essere richiesta fin dall’inizio del rapporto contrattuale (quindi,a ritroso,anche da 10,20 o 30 anni) purchè si sia in possesso della documentazione contabile di riferimento (estratti conto).

Massima attenzione per i correntisti a cui è stato notificato un Decreto Ingiuntivo! Nella maggior parte dei casi dalla rielaborazione del conto corrente risulta un credito a favore e non un debito,oppure l’eventuale debito si riduce di somme consistenti. Opporsi sempre entro 40 giorni dalla notifica del Decreto Ingiuntivo.

 

 

fonte:mynews.it

martedì 19 agosto 2014

Anatocismo condannata la BANCA di CREDITO SARDO !

05/08/2014 - L'Unione Sarda: Cronache dalla Sardegna - Anatocismo sulle rate di un mutuo Pignorati 230mila euro alla banca

Due commercianti nuoresi vincono la causa: pignorati 230mila euro alla Banca di Credito sardo.


"Giustizia è fatta. A volte gli imprenditori hanno paura di mettersi contro le banche nel cercare di ottenere giustizia, invece non bisogna avere alcun timore, abbiamo sentenze in tutta Italia che ci danno ragione". E' il commento del vicepresidente vicario della Confesercenti di Cagliari, Davide Marcello, che ieri mattina ha accompagnato l'ufficiale giudiziario a pignorare 230 mila euro alla Banca di Credito Sardo nella sede di viale Bonaria a Cagliari. Il denaro in contanti oggi è stato trasferito in Tribunale in attesa dell'assegnazione. La vicenda riguarda due commercianti nuoresi, marito e moglie, titolari di una gioiellerie e un bar. Quattro anni fa gli esercenti - strozzati dagli interessi delle banche con le quali avevano contratto debiti - si sono visti avviare procedure per i pignoramenti degli immobili di loro proprietà. A quel punto hanno deciso di difendersi, facendo causa alla Banca di Credito Sardo sia sul fronte penale, ipotizzando l'usura, sia su quello civile per anatocismo. L'inchiesta per usura è stata poi archiviata, ma ha dato una boccata d'ossigeno ai commercianti. Nel corso delle indagini, infatti, applicando la normativa antiusura, la Prefettura di Nuoro ha sospeso le procedure esecutive. La causa civile invece è andata avanti e si è conclusa in primo grado con una sentenza che ha condannato il Credito Sardo al pagamento di 193mila euro per anatocismo, in pratica l'applicazione di interessi su interessi. Nel marzo scorso è arrivata anche la decisione della Corte d'Appello di Sassari che ha confermato la sentenza di primo grado. Ma nonostante il pronunciamento dei giudici l'istituto di credito non ha pagato. Ieri l'avvocato Vittorio Delogu, che rappresenta i commercianti, e il vicepresidente vicario di Confesercenti hanno accompagnato l'ufficiale giudiziario a pignorare i 230 mila euro, riuscendoci dopo quasi dieci ore di trattative.


credito sardo


Fonte : unionesarda.it


 

Aziende: strozzate dal fisco e dall'usura

CRISI

 

Oramai è sempre piu' chiara la situazione che vivono le aziende Italiane, anche se a mio parere la distinzione è netta tra le Industrie , le cosiddette BIG COMPANY

e le PMI classiche (piccole e medie imprese) . Come abbiamo potuto constatare nelle varie ricerche effettuate sia dalla CGIA di Mestre che dal  Centro Studi e Ricerche Sociologiche di Krls Network of Business Ethics per conto di contribuenti.it  in Italia 4 italiani su 5 non capiscono perché si pagano le tasse, infatti è crollato ad agosto

l'indice della Tax Compliance, che misura la fedeltà fiscale dei contribuenti, del 3,2% ed è aumentata l'evasione fiscale del 1,6% , tutti chiari segnali che l'economia Italiana è oramai allo sbando insieme a chi ci governa, una politica economica sbagliata dal 2 dopoguerra, mentre si creava un'illusione di un'Italia Forte c'è stato chi ha lavorato per creare fortini e per l'arricchimento personale, mai in tutto questo una visione lontana per il bene comune.

E cosi lo stato per mantenere i suoi mantenuti ha creato loro delle oasi chiamate Partecipate, una miriade di società che sono costate lo scorso anno solo alle casse dello Stato 26 miliardi sono le 7.500 partecipate pubbliche, dei veri e propri colabrodi e allora lo Stato non le chiude, non azzera questo spreco enorme ma pensa bene che i SUDDITI possano colmare questi vuoti e chiedere loro quanto occorre, sempre più fino al 12,8% in piu' negli ultimi anni.

Quest'anno la tassazione alle imprese ha raggiunto il record storico del 44% , le imprese italiane versano al fisco italiano ben 110,4 miliardi di tasse all’anno. Nell’Ue, sottolinea l’Ufficio studi della CGIA solo le aziende tedesche pagano in termini assoluti più delle nostre, anche se va ricordato che la Germania conta oltre 80 milioni di abitanti: 20 milioni di abitanti in  più dell’Italia.

In tutto questo le piccole e medie aziende scoprono oggi giorno che a loro svantaggio non vi è solo la congiuntura economica sfavorele, la burocrazia, lo stato stato che è Forte con i piccoli e Debole con i grandi, il fisco che lo assilla, ma che anche le Banche fanno la loro parte, infatti ogni giorno sempre di più nelle ANALISI ECONOMETRICHE vi è traccia di quanto le piccole aziende vengano Usurate barbaramente.

In queste condizioni è difficile fare impresa e soprattutto creare le condizioni per far ripartire l’economia, forse tutti insieme noi piccoli imprenditori potremmo pensare in massa di andare altrove a fare impresa, non sarebbe una brutta idea......................................................................................................................................................................  e lasciare  questa Italia di Finti Perbenisti, Finti Moralisti  e soprattutto FINTI ECONOMISTI..

Vincenzo De Stefano


 

sabato 16 agosto 2014

Usura bancaria la storia della famiglia di Elsa

Usura bancaria: la storia della famiglia di Elsa


 

https://www.youtube.com/watch?v=Iz_EY2JyMUo


Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione





fonte: Enrica Cherici






Sono cinque anni di lotta per la famiglia di Elsa. La lotta contro il male oscuro dell’usura bancaria. Una storia che inizia nel 2009, quando Elsa e suo marito si vedono richiedere da alcune banche il rientro immediato ed integrale di due finanziamenti, che fino a quel momento erano stati regolarmente pagati e che erano serviti per l’azienda di famiglia intestata al marito e per la casa.

Lì comincia il calvario, nessuno riesce a spiegare ai due coniugi le motivazioni di tale comportamento, del perché le due linee di finanziamento vengano revocate nonostante le rate fossero state pagate secondo le scadenze prefissate.

“Non potevamo avere tutti i 200 mila euro subito, eravamo spiazzati, dopo alcuni mesi è arrivato un atto di precetto per rate scadute, poi ne è arrivato un altro motivato con il fallimento dell’azienda, fallimento provocato dalla banca che aveva chiuso i nostri conti. Adesso la nostra casa è in vendita, è passata da 4 aste giudiziarie, decine di persone in questi anni sono venute a vederla. E noi lì ad assistere, consapevoli e convinti che abbiamo pagato sempre tutto. Ad un certo punto abbiamo anche fatto fare le perizie bancarie ed abbiamo scoperto che specialmente in due banche abbiamo soldi da avere e non da pagare con tassi usurari che sono arrivati anche al 350%.”

Usura bancaria

La famiglia, così distrutta psicologicamente ed economicamente non si è persa d’animo ed ha continuato a lottare, con la forza delle ricevute pagate che dimostrano la loro verità. “Ed a giugno è arrivato un primo riconoscimento giudiziario – racconta Elsa – il giudice ha detto che la banca non aveva diritto ad agire nei confronti della casa. Io aggiungo che se non aveva diritto nei confronti della casa, non ne aveva nemmeno verso l’azienda di mio marito. Per questo procedere in appello.”

Nel video, l’intervista ad Elsa realizzata da Matteo Marzotti

Usura bancaria

Mutui : se l’istituto di credito accetta la rinegoziazione la si può attuare con una semplice scrittura privata senza dover passare nuovamente dal notaio

Per rinegoziazione del mutuo si intende la modifica delle condizioni contrattuali del mutuo con la banca che lo ha erogato e con cui si è stipulato il contratto di finanziamento.
Rinegoziare il mutuo non è un obbligo per l’operatore bancario, rientra nella sua politica aziendale decidere se accettarla o meno.
È, invece, un obbligo dell’istituto di credito, se accetta la rinegoziazione, attuarla con una semplice scrittura privata senza dover passare nuovamente dal notaio.
La rinegoziazione deve essere senza spese. La normativa vigente, prevede, infatti, che la rinegoziazione, la rinegoziazione non debba avere costi, per cui la banca non può applicare nessuna commissione all’operazione.
La banca deve rinegoziare, inoltre, con una scrittura privata, quindi non è necessario un nuovo atto di mutuo come, invece, alcuni istituti chiedevano.
La rinegoziazione del mutuo si può fare anche in caso di mutuo cartolarizzato: negli ultimi anni, molte banche hanno ceduto i loro crediti, come i mutui, ad altri operatori, per aumentare la loro liquidità di bilancio.
Quindi, il tuo mutuo potrebbe essere cartolarizzato, cioè ceduto dalla banca a un altro operatore sul mercato.
Se è così puoi comunque rinegoziarlo, il tuo rapporto resta con la banca con cui lo hai stipulato e a cui continui a pagare le rate. Purtroppo, diverse banche usano la scusa della cartolarizzazione per non rinegoziare il mutuo.
In realtà, non c’è alcun impedimento a farlo, se non la mancanza di volontà della banca che non ha alcun interesse a rinegoziare le condizioni.
Se la banca non è disponibile a rinegoziare le condizioni del tuo mutuo, è possibile attivare la leva della concorrenza, cercando sul mercato un altro operatore con condizioni più interessanti.
In tale fattispecie si hanno due strade: la sostituzione del mutuo attuale con quello di un altro operatore o la surroga, cioè trasferire il tuo mutuo a un’altra banca che dia condizioni migliori.
Ma non è finita qui: i vantaggi della rinegoziazione del mutuo sono molti e non solo per il mutuatario, che può permettersi di modificare una situazione in suo favore risparmiando ed evitando di incorrere, in caso di eventuali difficoltà economiche d’improvviso sopraggiunte, nel rischio di insolvenza o, peggio, di segnalazione presso una Centrale Rischi.
Anche la banca infatti può tratte vantaggio da questa scelta poiché non si ritrova a dover risolvere il contratto di finanziamento o a dover forzare la vendita dell’immobile ipotecato in caso di recupero del capitale finanziato.

info@usurainbanca.it 
Fonte:Gennaro Adele

Attenzione, diffidate di coloro che usano fare proclami sull' Usura Bancaria

Attenzione, diffidate di coloro che usano fare proclami sull' Usura Bancaria, poi vi presentano un conto  fuori da ogni criterio

Oramai il Web pullula di Analisti che promettono mari e monti e tante soluzioni, un consiglio fatevi presentare sempre un preventivo che sia il piu' chiaro possibile, diffidate da coloro che dopo qualche ora vi richiama perchè vi offrono in partenza una preanalisi gratuita e magari fà seguito una promessa di recupero ma in cambio chiedono anticipi spropositati.

Quindi mi raccomando non passate dalla padella alla brace mettete sempre a confronto quanto viene offerto, promesso a che costi, molto spesso mi è capitato di fare Analisi Econometriche a clienti che poi è risultato nel ricalcolo non esserci alcuna usura o altro, questo vi porta solo ad aggravare la vostra situazione già grave.

Sarebbe buon costume da parte dell'imprenditore fare un'analisi econometrica dei propri conti correnti, questo come investimento e servirà innanzitutto a capire se la banca con la quale si opera si è sereni, quindi non fatevi prendere dall'euforia del momento e valutate sempre bene prima di affidare i vostri documenti, state lontani (per esperienza) da chi usa fare proclami e si autoinveste senza titolo sono dei ciarlatani a vostro salvatore

Pertanto valutate sempre attentamente, oggi il mercato offre la possibilità di raggiungere tantissimi operatori del settore in pochi giorni o addirittura poche ore grazie a internet la scelta arriverà da sola, ricordate valutare e scegliere, l'usura bancaria è una piaga sociale.


http://usurainbanca.it/attenzione-a-quelli-che-usano-fare-proclami-sullusura-bancaria-poi-vi-presentano-un-conto-fuori-da-ogni-criterio/

Buon Lavoro
CEO
Vincenzo De Stefano

mercoledì 13 agosto 2014

Mutui : se l’istituto di credito accetta la rinegoziazione la si può attuare con una semplice scrittura privata senza dover passare nuovamente dal notaio.

Per rinegoziazione del mutuo si intende la modifica delle condizioni contrattuali del mutuo con la banca che lo ha erogato e con cui si è stipulato il contratto di finanziamento.

 

[caption id="attachment_41" align="alignnone" width="261"]Mutui : se l’istituto di credito accetta la rinegoziazione la si può attuare con una semplice scrittura Mutui : se l’istituto di credito accetta la rinegoziazione la si può attuare con una semplice scrittura[/caption]

 

Mutui : se l’istituto di credito accetta la rinegoziazione la si può attuare con una semplice scrittura


Per rinegoziazione del mutuo si intende la modifica delle condizioni contrattuali del mutuo con la banca che lo ha erogato e con cui si è stipulato il contratto di finanziamento.

Rinegoziare il mutuo non è un obbligo per l’operatore bancario, rientra nella sua politica aziendale decidere se accettarla o meno.

È, invece, un obbligo dell’istituto di credito, se accetta la rinegoziazione, attuarla con una semplice scrittura privata senza dover passare nuovamente dal notaio.

La rinegoziazione deve essere senza spese. La normativa vigente, prevede, infatti, che la rinegoziazione, la rinegoziazione non debba avere costi, per cui la banca non può applicare nessuna commissione all’operazione.

La banca deve rinegoziare, inoltre, con una scrittura privata, quindi non è necessario un nuovo atto di mutuo come, invece, alcuni istituti chiedevano.

La rinegoziazione del mutuo si può fare anche in caso di mutuo cartolarizzato: negli ultimi anni, molte banche hanno ceduto i loro crediti, come i mutui, ad altri operatori, per aumentare la loro liquidità di bilancio.

Quindi, il tuo mutuo potrebbe essere cartolarizzato, cioè ceduto dalla banca a un altro operatore sul mercato.

Se è così puoi comunque rinegoziarlo, il tuo rapporto resta con la banca con cui lo hai stipulato e a cui continui a pagare le rate. Purtroppo, diverse banche usano la scusa della cartolarizzazione per non rinegoziare il mutuo.

In realtà, non c’è alcun impedimento a farlo, se non la mancanza di volontà della banca che non ha alcun interesse a rinegoziare le condizioni.

Se la banca non è disponibile a rinegoziare le condizioni del tuo mutuo, è possibile attivare la leva della concorrenza, cercando sul mercato un altro operatore con condizioni più interessanti.

In tale fattispecie si hanno due strade: la sostituzione del mutuo attuale con quello di un altro operatore o la surroga, cioè trasferire il tuo mutuo a un’altra banca che dia condizioni migliori.

Ma non è finita qui: i vantaggi della rinegoziazione del mutuo sono molti e non solo per il mutuatario, che può permettersi di modificare una situazione in suo favore risparmiando ed evitando di incorrere, in caso di eventuali difficoltà economiche d’improvviso sopraggiunte, nel rischio di insolvenza o, peggio, di segnalazione presso una Centrale Rischi.

Anche la banca infatti può tratte vantaggio da questa scelta poiché non si ritrova a dover risolvere il contratto di finanziamento o a dover forzare la vendita dell’immobile ipotecato in caso di recupero del capitale finanziato.

fonte: Gennaro Adele

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Anatocismo e Usura: l’afflizione illegittima praticata dalla banca

Applicati dai potenti del Signoraggio Bancario, permette all’alta finanza di estorcere e creare moneta in modo occulto.

[caption id="attachment_20" align="alignnone" width="300"]Anatocismo e Usura: l’afflizione illegittima praticata dalla banca Anatocismo e Usura: l’afflizione illegittima praticata dalla banca[/caption]

Anatocismo e Usura: l’afflizione illegittima praticata dalla banca


Applicati dai potenti del Signoraggio Bancario, permette all’alta finanza di estorcere e creare moneta in modo occulto.

Titoli, derivati, swap, mutui, c/c, leasing, fidi e carte di credito sono i prodotti presi di mira dalle banche. Attraverso un meccanismo invisibile e potente, riescono a mettere in ginocchio imprese e famiglie, mediante un ingiusto metodo di calcolo debitorio, al fine di creare denaro alle spalle dei risparmiatori.

Sappiamo bene che l'istituto di credito nasce e si pone nel sistema economico come intermediario, tra produttori di moneta e risparmiatori, al fine di raccogliere denaro, o prestarlo, mediante un guadagno scaturito da interessi legali: altresì, questo compenso a fronte del capitale accordato è spesso applicato da tassi fuori mercato, con il solo fine di creare capitali, violando le norme di legge, a scapito dei comuni mortali.

Tutto ciò fa sì, che all'interno dei prodotti bancari acquistati dal cliente-risparmiatore, vi sia una possibilità molto elevata di anomalie finanziarie, chiamate Anatocismo e Usura, due reati diversi dal punto di vista giuridico. L'anatocismo rientra nell'illecito civile, contestabile attraverso l'applicazione di interessi minori su una base più larga pari al debito residuo e alle quote interessi già pagate, mentre l'usura perseguibile penalmente, è l'applicazione diretta di interessi esorbitanti, naturalmente il cliente è all'oscuro su questa forma di signoraggio bancario a vantaggio esclusivo degli istituti di credito.

Il tema a tutt'oggi poco conosciuto, ma attraverso una serie di semplici accertamenti può permettere al cliente di evidenziare vizi e anomalie sui propri prodotti, al fine di:

Recuperare il mal tolto
Rinegoziare le condizioni
Porre in atto delle azioni giudiziarie a un fine difensivo nei confronti della banca.

Giuridicamente, la pratica anatocistica è molto contenuta, visto che si parla di pratica civile. Si limita al rimborso delle somme ingiustamente estorte a favore del correntista, mediante una capitalizzazione semplice, diverso il reato di usura, in questo caso il diritto penale annovera l'usura come reato.

Il sistema bancario non è immune dal reato di usura. Purtroppo si sono verificati molti casi di istituti di credito, banche e società finanziarie che sono stati condannati dai tribunali per aver applicato interessi usurari, questo tipo di atto illecito prevede l'apertura di un'indagine penale da parte della magistratura al fine di perseguire i presunti responsabili tramite la legge 108 che ha inasprito la sanzione.

Dopo la sentenza n. 21095/2004 della Corte di Cassazione si è tornato finalmente a parlare di anomalie bancarie, anche se in maniera molto superficiale, ma vista la grave crisi economica, la possibilità di recuperare somme di denaro ingiustamente pagate non è cosa da poco. Il cliente-risparmiatore che crede di essere vittima (forse un po' tutti) d'illecito bancario, deve recarsi presso un'associazione o studio privato di consulenza bancaria abilitato, al fine di far chiarezza sul rapporto contabile di conto corrente o strumento finanziario.

 

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fonte:gaetano emanuele

 

martedì 12 agosto 2014

Attenzione, diffidate di coloro che usano fare proclami sull' Usura Bancaria

Attenzione, diffidate di coloro che usano fare proclami sull' Usura Bancaria, poi vi presentano un conto fuori da ogni criterio

Oramai il Web pullula di Analisti che promettono mari e monti e tante soluzioni, un consiglio fatevi presentare sempre un preventivo che sia il piu' chiaro possibile, diffidate da coloro che dopo qualche ora vi richiama perchè vi offrono in partenza una preanalisi gratuita e magari fà seguito una promessa di recupero ma in cambio chiedono anticipi spropositati.

Quindi mi raccomando non passate dalla padella alla brace mettete sempre a confronto quanto viene offerto, promesso a che costi, molto spesso mi è capitato di fare Analisi Econometriche a clienti che poi è risultato nel ricalcolo non esserci alcuna usura o altro, questo vi porta solo ad aggravare la vostra situazione già grave.

Sarebbe buon costume da parte dell'imprenditore fare un'analisi econometrica dei propri conti correnti, questo come investimento e servirà innanzitutto a capire se la banca con la quale si opera si è sereni, quindi non fatevi prendere dall'euforia del momento e valutate sempre bene prima di affidare i vostri documenti, state lontani (per esperienza) da chi usa fare proclami e si autoinveste senza titolo sono dei ciarlatani a vostro salvatore

Pertanto valutate sempre attentamente, oggi il mercato offre la possibilità di raggiungere tantissimi operatori del settore in pochi giorni o addirittura poche ore grazie a internet la scelta arriverà da sola, ricordate valutare e scegliere, l'usura bancaria è una piaga sociale.

Buon Lavoro
CEO
Vincenzo De Stefano

Usurainbanca100x100

venerdì 8 agosto 2014

Banche tenute a risarcire

Banche tenute a risarcire


[caption id="attachment_1218" align="alignnone" width="300"] Banche tenute a risarcire, Banche tenute a risarcire Banche tenute a risarcire, Banche tenute a risarcire[/caption]

 

La Corte di cassazione in caso di operazioni fatte senza ordine certo
di Debora Alberici*

Il consumatore ha diritto al risarcimento per le operazioni di investimento andate male ed eseguite dalla banca sui suoi risparmi senza un ordine certo. Non è necessario che dimostri il nesso causale fra il danno subito e l'attività sbagliata dell'istituto di credito. Lo ha sancito la Suprema corte di cassazione che, con la sentenza n. 17795 del 7 agosto 2014, ha respinto il ricorso di una banca che aveva perso del denaro sui conti di un consumatore per investimenti sbagliati.

In particolare gli ordini erano risultati con firma apocrifa o in bianco. I giudici di merito avevano accordato i danni al risparmiatore e ora la decisione è stata resa definitiva dalla prima sezione civile della Suprema corte.

In particolare, ad avviso degli Ermellini, la sentenza ha accertato l'illiceità di tutte le operazioni d'investimento eseguite sulla base di ordini non conferiti e/o non conosciuti dalla cliente ed ha, conseguentemente desunto, che le perdite patrimoniali prodotte da tali operazioni fossero causalmente imputabili a chi le avesse unilateralmente poste in essere, mediante una valutazione globale del pregiudizio patrimoniale, in quanto giustificato dall'illustrata natura delle operazioni eseguite.

Ne consegue la palese irrilevanza della mancata allegazione del nesso causale relativo a ciascuna operazione, non essendo stato mai né dedotto né allegato né provato dalla banca che una o più di tali operazioni non avessero determinato perdite patrimoniali pari al capitale investito allegate e dimostrate dalla cliente. Ma non è tutto.

In sentenza si chiarisce, inoltre, che non è necessario che il risparmiatore contesti tempestivamente il danno subito, in quanto è assorbente ed esclusiva la mancata informazione preventiva e conoscenza delle operazioni della banca da parte del risparmiatore.

Sul fronte degli interessi, riconosciuti dalla Corte d'appello di Torino, e contestati dall'istituto di credito, i supremi giudici hanno sottolineato che questi non possono essere calcolati dalla data dell'illecito sulla sola somma rivalutata «perché la somma dovuta, il cui mancato godimento va risarcito, va aumentata gradualmente nell'intervallo di tempo occorso tra la data del sinistro e quella della liquidazione». Ma non solo. «Sull'importo liquidato alla data della pronuncia», ha scritto Piazza Cavour, «possono essere riconosciuti gli interessi compensativi, da calcolarsi nella misura degli interessi al tasso legale sulla minor somma che ne avrebbe costituito l'equivalente monetario alla data di insorgenza del credito».

Nulla da fare, invece, per il risparmiatore sulla richiesta dei danno da mancato guadagno. Il cliente, per vedersi liquidare questa ulteriore voce, insieme al danno emergente, avrebbe dovuto documentare che il venir meno dei risparmi non gli ha permesso di guadagnare altro denaro. Di diverso avviso la procura generale di Piazza Cavour che aveva sollecitato di accogliere le ragioni presentata nel ricorso della banca.

* www.cassazione.net

 

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Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione

Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione


 

[caption id="attachment_59" align="alignnone" width="300"]Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione[/caption]

Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione, Elsa: “Cinque anni di lotta contro l’usura bancaria”. Adesso il giudice le dà ragione

Sono cinque anni di lotta per la famiglia di Elsa. La lotta contro il male oscuro dell’usura bancaria. Una storia che inizia nel 2009, quando Elsa e suo marito si vedono richiedere da alcune banche il rientro immediato ed integrale di due finanziamenti, che fino a quel momento erano stati regolarmente pagati e che erano serviti per l’azienda di famiglia intestata al marito e per la casa.

Lì comincia il calvario, nessuno riesce a spiegare ai due coniugi le motivazioni di tale comportamento, del perché le due linee di finanziamento vengano revocate nonostante le rate fossero state pagate secondo le scadenze prefissate.

“Non potevamo avere tutti i 200 mila euro subito, eravamo spiazzati, dopo alcuni mesi è arrivato un atto di precetto per rate scadute, poi ne è arrivato un altro motivato con il fallimento dell’azienda, fallimento provocato dalla banca che aveva chiuso i nostri conti. Adesso la nostra casa è in vendita, è passata da 4 aste giudiziarie, decine di persone in questi anni sono venute a vederla. E noi lì ad assistere, consapevoli e convinti che abbiamo pagato sempre tutto. Ad un certo punto abbiamo anche fatto fare le perizie bancarie ed abbiamo scoperto che specialmente in due banche abbiamo soldi da avere e non da pagare con tassi usurari che sono arrivati anche al 350%.”

La famiglia, così distrutta psicologicamente ed economicamente non si è persa d’animo ed ha continuato a lottare, con la forza delle ricevute pagate che dimostrano la loro verità. “Ed a giugno è arrivato un primo riconoscimento giudiziario – racconta Elsa – il giudice ha detto che la banca non aveva diritto ad agire nei confronti della casa. Io aggiungo che se non aveva diritto nei confronti della casa, non ne aveva nemmeno verso l’azienda di mio marito. Per questo procedere in appello.”

Nel video, l’intervista ad Elsa realizzata da Matteo Marzotti

 

fonte: Arezzonotizie.it  Distrutta dalle Banche

 

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giovedì 7 agosto 2014

Mutui Stop ai Tassi Usurai

Mutui Stop ai Tassi Usurai


[caption id="attachment_41" align="alignnone" width="261"]Mutui Stop ai Tassi Usurai Mutui Stop ai Tassi Usurai[/caption]

 

Mutui Stop ai Tassi Usurai

Con sentenza n. 350 del 9 gennaio 2013, la Corte di Cassazione ha sancito due principi importanti a favore dei consumatori: innanzitutto i mutui con tassi usurai possono essere interamente annullati; inoltre, il calcolo del tasso di usura si fa sommando tutte le somme addebitate dalla banca e non solo guardando agli interessi pattuiti per contratto. Pertanto, se le penali, le commissioni, gli interessi di mora e/o qualsiasi tipo di spesa, sommate al tasso degli interessi, superano la soglia dei tassi ufficiali (fissati in base alla legge antiusura n.108 del 1996), il mutuo è nullo. Con tale chiarimento la Suprema Corte ha così ribaltato la posizione dei giudici sia del Tribunale che della Corte d’Appello di Napoli, i quali sostenevano viceversa che nella contestazione dell’importo degli interessi applicati nel contratto di mutuo non dovesse essere ricompresa anche la maggiorazione del 3% prevista in caso di mora. Di conseguenza il consumatore non dovrà pagare gli interessi perché nulli e quelli già pagati dovranno essere restituiti dalla banca. I consumatori che stanno subendo una procedura espropriativa da parte di una banca possono chiedere l’annullabilità del mutuo e questo sarà motivo per bloccare qualunque eventuale azione esecutiva intrapresa dalla banca erogante il mutuo.

Fonte: sole24ore

La pre-analisi  del contratto di Mutuo è gratuita: potete compilare la richiesta via mail e vi invieremo la lista dei documenti da inviare in formato cartaceo o digitale. Analizzeremo il tutto ed elaboreranno un documento di sintesi evidenziando tutte le anomalie – perizia econometrica

I tassi di interesse richiesti per prestiti e finanziamenti, mutui compresi, non debbono superare determinate soglie; altrimenti subentra l’usura, che è un reato penale.

La Banca d’Italia stabilisce ogni tre mesi i tassi massimi di interesse, detti anche tassi soglia, da applicare alle varie forme di finanziamento.

Se i tassi del finanziamento superano i tassi soglia, il mutuo è illegale e si ha diritto al rimborso degli interessi.

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Interessi anatocistici? Con una mozione chiediamo al Sindaco di verificare.

Il Movimento 5 Stelle di Verona ha presentato una mozione per chiedere al sindaco, in qualità di presidente della Fondazione Arena, di controllare se gli istituti di credito abbiano fatto pagare interessi illegittimi e di chiederne la loro restituzione.

 

anatocismo

 

Interessi anatocistici? Con una mozione chiediamo al Sindaco di verificare.


In un momento di grave difficoltà per Fondazione Arena e la cultura a Verona, recuperare un cospicuo valore indebitamente sottratto dalle banche, risulta un dovere morale da parte del sindaco, oltre che obbligo di legge inadempiuto da un anno a questa parte.

La pratica degli interessi anatocistici applicata da alcune Banche ai loro crediti, consiste nell'aggiungere gli interessi al debito residuo che il cliente deve all'istituto bancario affinchè siano a loro volta produttivi di interesse e richiedendo quindi al debitore l'obbligo di pagamento, non solo del capitale e degli interessi pattuiti, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi.

Questa prassi dell'anatocismo è l'ennesimo strumento a favore dello strapotere degli istituti di credito che depriva il territorio di vere risorse. Grazie alle modifiche emendative del M5S alla legge 112/2013 (decreto "Valore-Cultura") è oggi obbligo dei sindaci, nella qualità di legali rappresentanti delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, verificare che non siano stati pagati interessi anatocistici e pretenderne, nel caso, la restituzione da parte degli istituti di credito che ne hanno beneficiato indebitamente.

L'iniziativa nasce a seguito del lavoro sinergico istituito tra Portavoce del Movimento 5 Stelle a livello locale e nazionale, una vera e propria "rete a 5 stelle".

La mozione presentata dal M5S a Verona impegna inoltre il sindaco ad effettuare le opportune verifiche anche per i mutui contratti dal comune di Verona e dalle aziende partecipate.

vedi la mozione: portale.comune.verona.it/nqcontent.cfm?a_id=14555&onum=436&tipo=5

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mercoledì 6 agosto 2014

Usura: Articolo 644 c.p.

Chiunque, fuori dei casi previsti dall'articolo 643, si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sè o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni dicasi reato di usura.

Alla stessa pena soggiace chi, fuori del caso di concorso nel delitto previsto dal primo comma, procura a taluno una somma di denaro od altra utilità facendo dare o promettere, a sè o ad altri, per la mediazione, un compenso usurario.
La legge stabilisce il limite oltre il quale gli interessi sono sempre usurari. Sono altresì usurari gli interessi, anche se inferiori a tale limite, e gli altri vantaggi o compensi che, avuto riguardo alle concrete modalità del fatto e al tasso medio praticato per operazioni similari, risultano comunque sproporzionati rispetto alla prestazione di denaro o di altra utilità, ovvero all'opera di mediazione, quando chi li ha dati o promessi si trova in condizioni di difficoltà economica o finanziaria.

Per la determinazione del tasso di interesse usurario si tiene conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.

Le pene per i fatti di cui al primo e secondo comma sono aumentate da un terzo alla metà:
1) se il colpevole ha agito nell'esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare;
2) se il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari;
3) se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno;
4) se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale;
5) se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l'esecuzione.

Nel caso di condanna, o di applicazione di pena ai sensi dell'articolo 644 del codice di procedura penale, per uno dei delitti di cui al presente articolo, è sempre ordinata la confisca dei beni che costituiscono prezzo o profitto del reato ovvero di somme di denaro, beni ed utilità di cui il reo ha la disponibilità anche per interposta persona per un importo pari al valore degli interessi o degli altri vantaggi o compensi usurari, salvi i diritti della persona offesa dal reato alle restituzioni e al risarcimento dei danni.

Chiede più di 560 mila € alle banche (anatocismo).

Chiede più di 560 mila € alle banche (anatocismo).


[caption id="attachment_105" align="alignnone" width="300"]Chiede più di 560 mila € alle banche (anatocismo). Chiede più di 560 mila € alle banche (anatocismo).[/caption]

MESTRE - Più di 560 mila euro di interessi sugli interessi (anatocismo) che un imprenditore della zona di via Torino a Mestre ha pagato alle banche; e ora ne chiede la restituzione senza contare altri 106mila euro per interessi considerati a tasso di usura su un mutuo casa, e altrettanti per un leasing sul capannone sede dell'azienda.
Per Mario (nome fittizio perch teme che, pubblicando il nome vero, i clienti pensino stia chiudendo aggiungendo danno al danno) la battaglia iniziata da qualche mese e ha fruttato qualche risultato positivo. Tutte queste cause sono l’ultima cosa che avrei voluto fare, perch portano via tempo e fatica e procurano sofferenza a me e alla mia famiglia - spiega Mario -. Avrei preferito di gran lunga concentrarmi sulla mia attivit ma sono costretto a difendermi.

fonte : gazzettino.it

Con il termine anatocismo (dal greco anà - sopra, e tokòs - prodotto) si intende la capitalizzazione degli interessi su un capitale, affinché essi siano a loro volta produttivi di altri interessi (in pratica è il calcolo degli interessi sugli interessi). Nella prassi bancaria, tali interessi vengono definiti "composti". Esempi di anatocismo sono il calcolo dell'interesse attivo su un conto di deposito, o il calcolo dell'interesse passivo di un mutuo.

Il calcolo degli interessi in regime di capitalizzazione composta anziché in regime di capitalizzazione semplice determina una crescita esponenziale del debito, di conseguenza per periodi inferiori all'anno l'importo calcolato con la capitalizzazione composta sarà inferiore a quello che si determina nella capitalizzazione semplice.

Giuridicamente, in un'obbligazione pecuniaria l'applicazione dell'anatocismo comporterebbe, per il debitore, l'obbligo di pagamento, non solo del capitale e degli interessi pattuiti, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già scaduti.

La legge non autorizza il pagamento degli interessi sulle quote di debito (capitale e interessi), che non sono state regolarmente pagate a scadenza. La sentenza della corte di Cassazione del 20 febbraio 2003 n. 2593 è molto chiara a riguardo: “Occorre, in primo luogo, rilevare che in ipotesi di mutuo per il quale sia previsto un piano di restituzione differito nel tempo, mediante il pagamento di rate costanti comprensive di parte del capitale e degli interessi, questi ultimi conservano la loro natura e non si trasformano invece in capitale da restituire al mutuante, cosicché la convenzione, contestuale alla stipulazione del mutuo, la quale stabilisca che sulle rate scadute decorrono gli interessi sulla intera somma integra un fenomeno anatocistico, vietato dall'art. 1283 c.c.” In generale tuttavia gli istituti di credito applicano gli interessi di mora su tutta la quota di debito (capitale e interessi), di fatto ignorando la legislazione vigente.

 



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Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica


[caption id="attachment_20" align="alignnone" width="300"]Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica[/caption]

Benjamin Franklin scrive sul suo “l’Almanacco del povero Riccardo”: “Se vuoi renderti conto del valore del denaro, prova a chiedere un prestito”. Non sappiamo se da politico lungimirante, Franklin avesse previsto con largo anticipo gli effetti nefasti del difficile rapporto tra banche e utenti. Un fatto è certo: con il suo aforisma, Franklin, ha anticipato l’attuale realtà dei fatti. Sì, perché quando gli istituti che dovrebbero garantire l’accesso al credito legalmente riconosciuto vìolano palesemente norme di legge e regolamenti attuativi, solo allora il cittadino si accorge del reale “valore del denaro” che tiene in piedi la sua attività lavorativa e, in molti casi, la sua stessa vita familiare. Diciamolo apertamente e senza troppe perifrasi: oggi parlare di “usura bancaria” significa scoperchiare il vaso di Pandora del sistema italiano di credito, guardarvi dentro e accorgersi come i cittadini, siano essi semplici correntisti o imprenditori alle prese con una serie di prodotti e servizi bancari, paghino interessi che, in molte situazioni, superano in gran lunga il tasso di usura previsto dalla legge.
E’ ormai evidente come in Italia il credito usuraio si muova su due binari ben distinti: non esiste più solo l’usura da strada quella, tanto per intenderci, operata dalla criminalità organizzata; sempre più di frequente i media accendono i riflettori della cronaca su situazioni imbarazzanti che coinvolgono istituti regolarmente controllati dalla Banca d’Italia. Solo qualche mese fa (giugno 2014) alcuni quotidiani si sono occupati della chiusura dell’inchiesta da parte della Procura di Trani sui tassi usurai applicati da alcune importanti banche italiane: 62 persone – molti i nomi in vista orbitanti tra Bankitalia e ministero dell’Economia – hanno ricevuto dalle Fiamme Gialle l’avviso di notifica di fine indagine. Quel che dovrebbe far riflettere, ovviamente, è quanto viene contestato dalla Procura pugliese ai vertici degli stessi istituti indagati. Il reato, infatti, è quello che solitamente viene affibbiato ai criminali comuni e a quelli organizzati: usura. Eppure la legge parla chiaro. La 108 del 1996, la normativa che chiarisce una volta per tutte “chi” e “cosa” rappresentino usura, è arrivata a sostituire un intero articolo del Codice Penale: “Chiunque, fuori dei casi previsti (…), – recita il testo – si fa dare o promettere, sotto qualsiasi forma, per sé o per altri, in corrispettivo di una prestazione di denaro o di altra utilità, interessi o altri vantaggi usurari, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da lire sei milioni a lire trenta milioni”. Quel “chiunque”, oltre che da un punto di vista grammaticale, avrebbe dovuto sciogliere ogni dubbio anche sul fronte giurisprudenziale. Malgrado l’inequivocabile incipit della normativa, il Legislatore ritenuto opportuno abbattere ostacoli invisibili, uscendo dal dogma secondo il quale la banca, o chi per essa, fosse intoccabile (e avesse sempre ragione). Ecco quindi l’innalzamento delle pene (“aumentate da un terzo alla metà”) se “il colpevole – è quanto indica la normativa – ha agito nell’esercizio di una attività professionale, bancaria o di intermediazione finanziaria mobiliare”. Ma la sanzione è stata inasprita anche nei casi in cui “il colpevole ha richiesto in garanzia partecipazioni o quote societarie o aziendali o proprietà immobiliari; se il reato è commesso in danno di chi si trova in stato di bisogno; se il reato è commesso in danno di chi svolge attività imprenditoriale, professionale o artigianale; se il reato è commesso da persona sottoposta con provvedimento definitivo alla misura di prevenzione della. sorveglianza speciale durante il periodo previsto di applicazione e fino a tre anni dal momento in cui è cessata l’esecuzione”. Trarre le dovute conclusioni, almeno allo stato attuale dei fatti, non è facile, ma un paio di consigli ci sentiamo di fornirli a titolo gratuito: oggi gli strumenti per capire se un mutuo o un conto corrente bancario siano “usurati” ci sono. Combattere l’asimmetria informativa che favorisce sempre la banca a danno del cliente è possibile. L’importante è cercare soluzioni idonee che mettano in grado un’azienda di non crollare sotto i colpi di un “rientro forzato”, e che consentano a un imprenditore e alla sua famiglia di non morire di credito.

Usura : la legge parla chiaro ma nessuno la applica
(fonte iogiornalista.com)



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