mercoledì 30 marzo 2016

Dilagano gli sfratti, oltre 1650 in un anno - Rimini - Corriere di Romagna

Dilagano gli sfratti, oltre 1650 in un anno - Rimini - Corriere di Romagna: Il Comune ora corre ai ripari e alza gli affitti

Veneto Banca: un altro azionista ottiene risarcimento, pari a 10.000 euro, grazie a MDC

Nuova vittoria di MDC a favore di un azionista di Veneto Banca, uno tra i tanti che aveva investito ingenti somme di denaro e che ha perso tutto. Come avvenuto nei giorni scorsi per altri due azionisti, grazie alla tutela del Movimento Difesa del Cittadino (MDC) di Treviso il Giurì Bancario ha condannato la Banca al risarcimento  di 10.000 euro a favore del cittadino.

Veneto Banca: un altro azionista ottiene risarcimento, pari a 10.000 euro, grazie a MDC

 










Alla base della sanzione, come rilevato dal Giurì Bancario Ombudsman, il non aver adempiuto agli obblighi informativi che il Testo Unico della Finanza (D.Lgs. 58/98) e la Comunicazione Consob 9019104/09 impongono agli intermediari finanziari e relative al fatto che il prodotto acquistato rientrava nei prodotti finanziari illiquidi.
L’azionista in questione aveva investito circa 26.000 euro e, anche se non ha recuperato ancora tutta la cifra iniziale, è riuscito a ottenere un importante indennizzo che tiene conto sia della svalutazione, sia del fatto che i ricorrenti restano in ogni caso proprietari delle azioni.
“Questa pronuncia, che va ad unirsi alle due precedentemente ottenute, costituisce una nuova conferma – dichiara Matteo Moschini, responsabile MDC di Treviso – che la legislazione inizia a prendere una posizione chiara in merito alla vicenda. La nostra associazione continuerà a tutelare i cittadini coinvolti e a promuovere azioni al fine di ottenere la restituzione di tutti i soldi inizialmente investiti dagli azionisti”.
Fonte: difesadelcittadino.it

Così Bankitalia ha svenduto le sofferenze delle banche (F. Bechis)

Svelati gli omissis sulla vendita del primo pacchetto di sofferenze di Etruria a opera del commissario di Via Nazionale: fu pagato appena il 14,7% del valore, una miseria. Il guaio è che ora quella è la cifra di riferimento imposta dalla Ue a tutti i nostri istituti

 

 

 

 

Così Bankitalia ha svenduto le sofferenze delle banche (F. Bechis)

Crediti svenduti ai Vip

C’è una amara sorpresa negli omissis finalmente svelati che erano contenuti nella lettera del 22 novembre scorso con cui la Commissione europea, a firma di Margrethe Vestager, scriveva al ministro degli Affari esteri Paolo Gentiloni per autorizzare al governo italiano la proposta risoluzione di Banca Etruria, Banca delle Marche, Carife e Cassa di risparmio di Chieti. La sorpresa, emersa solo quando il testo integrale della missiva è stato depositato al Tar del Lazio in uno dei ricorsi contro la risoluzione, è nel criterio utilizzato dalla Commissione per stabilire il valore dei crediti in sofferenza delle quattro banche e quindi l’impianto stesso della risoluzione in modo da non incorrere in una procedura per aiuti di Stato non autorizzati.
I commissari partono ovviamente dai casi già esaminati dall’Europa in precedenti crisi bancarie, come quelle di Spagna, Irlanda e in tempi più recenti Slovenia. Ma a fare da benchmark, da punto di riferimento per la decisione, è in realtà una operazione conclusasi sul mercato solo pochi giorni prima (il 17 novembre) da parte di Banca Etruria, che in quel momento era amministrata dai commissari scelti dalla Banca d’Italia. Si tratta di una cessione di crediti in sofferenza per 284 milioni di euro che ha visto come controparte il Fonspa. La notizia di quella transazione fu comunicata ufficialmente in poche righe, ma già all’epoca aveva suscitato non poche polemiche.
L’Espresso aveva pubblicato un reportage titolato significativamente «Popolare Etruria, il crac è un affare per la banca dei vip», notando come dietro la holding di controllo del Fonspa ci fosse «un club esclusivo» che riuniva a vario titolo l’ex presidente dell’Enel e poi commissario straordinario dell’Ilva, Piero Gnudi, l’ex membro del comitato esecutivo della Bce, Lorenzo Bini Smaghi, l’ex manager di Citigroup Panfilo Tarantelli, la famiglia De Agostini, Alessandro Benetton, l’ex manager Fiat Umberto Quadrino e il presidente dello Ior, Jean Baptiste de Franssu. Una sorta di boutique finanziaria con ottimi nomi alle spalle.
Era curioso che fossero riusciti a strappare quei crediti in sofferenza solo quattro giorni prima che Banca Etruria andasse in risoluzione. Ma il comunicato di Banca Etruria in commissariamento faceva intuire che quella transazione fosse stata pagata a caro prezzo: l’unica informazione data sulla transazione era quella su un passaggio dei crediti al loro valore di carico in bilancio. Siccome a fine 2014 i crediti erano stati svalutati del 66%, l’ipotesi era dunque che in bilancio fossero appostati al 34% del loro valore. E infatti sulla stampa la stima che si fece di quella operazione che valeva circa 300 milioni di euro fu quella di un prezzo pagato «intorno ai 100 milioni di euro». Cifra perfino ritenuta alta per questo tipo di operazioni, ma i commentatori la spiegarono con il fatto che su circa 2 miliardi di crediti in sofferenza da piazzare Fonspa aveva presumibilmente scelto nel mazzo quelli migliori.
Arrivò la risoluzione con tutti i guai che si portò dietro e le grandi polemiche politiche e nessuno ha pensato più a quella piccola – per quanto curiosa nella tempistica – operazione. Nella lettera della Commissione Ue all’Italia quella operazione era citata al punto 70, ma molto genericamente: «Banca Etruria, un altro istituto attualmente in amministrazione straordinaria, è recentemente riuscita a vendere un portafoglio di prestiti garantiti e non garantiti per 284 milioni di euro. L’Italia ha fornito dati dettagliati su questa operazione». Seguivano puntini e una frase coperta da omissis. Eccola: «che si è realizzata a un valore netto contabile del 14,7%. In tale operazione la parte non garantita del portafoglio è stata venduta al valore netto contabile del 3%». Ecco la verità: quei 284 milioni di crediti in sofferenza non erano stati venduti a poco meno di 100 milioni come si era ipotizzato all’epoca, ma a meno di 42 milioni di euro netti.

Nella stessa lettera della Ue quel valore diventa fondamentale per stabilire le condizioni della risoluzione per le quattro banche italiane. Fino a quel momento il prezzo più basso trattato dalla Commissione era quello del 20% stabilito nel caso sloveno (con un 5% per i non garantiti). Ma l’operazione Banca Etruria-Fonspa era avvenuta sul mercato, e quindi quel 14,7%, che è stato sicuramente un affarone per il compratore, è stato interpretato dalla Commissione come un punto di riferimento essenziale per valutare a che valore trasferire i crediti in sofferenza alla bad bank italiana, con un prezzo che si sarebbe rivelato capestro per i risparmiatori. Non solo: è diventato un prezzo di riferimento anche per le successive operazioni bancarie in Italia.
Se in un’operazione in qualche modo guidata dal ministero dell’Economia e dalla Banca d’Italia il prezzo di passaggio dei crediti in sofferenza si discostasse troppo da quello, si aprirebbe una procedura per aiuti di Stato. È un hara-kiri per l’Italia e il suo sistema bancario che ha visto per altro un solo protagonista: la Banca d’Italia. Rispondeva a via Nazionale il commissario di Banca Etruria che ha effettuato quella operazione solo a pochi giorni dal decreto di risoluzione, e se quel prezzo così insolitamente basso aveva altro tipo di ragioni, queste erano sicuramente note a Bankitalia che avrebbe dovuto rappresentarle in contraddittorio alla Commissione europea per evitare di mettere nei guai tutti, risparmiatori e altre banche che successivamente (come sta accadendo) avessero dovuto trovarsi nella stessa situazione. Ma questo non è stato fatto.
Anche la Commissione europea deve avere capito che quel prezzo «di mercato» della transazione Etruria-Fonspa era troppo basso: negli altri paesi esaminati il valore delle sofferenze era sempre stato almeno del 50% più alto. La contraddizione è stata risolta dalla Commissione con un ragionamento «di mercato» che speriamo per l’Italia sia fallace come molte previsioni e decisioni europee: le sofferenze in Italia hanno a garanzia immobili, e la caduta del loro prezzo sarebbe assai lontana dall’aver toccato il fondo.
Autore:  F. Bechis

martedì 29 marzo 2016

Udine, il vescovo contro le banche: "Sono come i terroristi di Bruxelles"

Monsignor Mazzoccato attacca i responsabili della crisi di Veneto Banca e Popolare di Vicenza: "Lo spirito del male che ha agito a Bruxelles è lo stesso che ha permesso il fallimento degli istituti"

Udine, il vescovo contro le banche: "Sono come i terroristi di Bruxelles"

I dirigenti di banca senza scrupoli? Sono come i terroristi di Bruxelles: l'anatema arriva da Andrea Bruno Mazzoccato, arcivescovo di Udine.








Che nell'omelia della Messa del Lunedì dell'Angelo celebrata davanti ai carcerati del penitenziario di Tolmezzo ha attaccato frontalmente i responsabili dei tanti crac bancari, che non hanno risparmiato nemmeno il Triveneto.
Difficile infatti che l'arcivescovo, originario di Treviso, non abbia pensato alle storie dei tanti risparmiatori delle province venete rovinati nella crisi di Veneto Banca e della Popolare di Vicenza - le cui azioni sono state svalutate fino al 90%.
"Lo spirito del male – ha tuonato il presule davanti ai detenuti – è quello che, preferendo la morte alla vita e l’odio all’amore, ha agito pieno di superbia negli attentati di Bruxelles, in giovani indemoniati che facendosi esplodere hanno provocato morte e sofferenza. Lo stesso male che ha permesso il fallimento di alcune banche dove dirigenti senza scrupoli hanno rubato i soldi, i risparmi di una vita, di tanta povera gente che ora si ritrova senza niente. Anche questi funzionari sono indemoniati, hanno un animo cinico e nulla gli interessa degli altri."
Frasi pesanti, pronunciate in un luogo di penitenza e di dolore, che evidentemente ha ispirato al vescovo una riflessione non comune: il male è tale a prescindere dalle modalità con cui colpisce. E un cristiano deve sempre fuggirlo.

 


fonte il giornale

lunedì 28 marzo 2016

Rimborsi dalle banche? C'è chi li attende da 15 anni

La storia di Giovanni Vallesi, unico di un gruppo di 73 truffati ad essere rimasto all'asciutto

 

 

 

 

 

 

 

La storia di Giovanni Vallesi, unico di un gruppo di 73 truffati ad essere rimasto all'asciutto 
di Robert Vignola
Non solo vittime del salva-banche, non solo obbligazionisti ormai con carta straccia, eppure rovente, in mano, non solo correntisti che avvertono nel bail-in ormai entrato a regime una trappola aperta sotto i loro piedi, con quei conti che peraltro (unico effetto del per il resto inefficace bazooka di Draghi) virano ormai verso interessi addirittura negativi.
Lo strapotere delle banche, anche quando i loro manager si dimostrano incapaci, è una vicenda che per Giovanni Vallesi ha quasi la maggiore età. Ormai da tre lustri questo dipendente statale cerca infatti giustizia rispetto alle acrobazie di un istituto di credito, la Cassa di Risparmio di Pescara, che partendo dal denaro del suo conto corrente ha creato un buco di milioni di euro.
Non è stato l’unico, Vallesi, ad incappare nella vicenda, una specie di antesignana delle storture che stanno mettendo a repentaglio l’intero sistema bancario nazionale al giorno d’oggi. Il crac dei derivati che interessò Caripe risale infatti al 2001, tanto in là che allora l’istituto si chiamava Banca Popolare Italiana (ex Lodi). I “risparmi di intere generazioni”, come li ha definiti lo sventurato protagonista di questa storia, sono spariti, insieme ad altri creando una voragine da cento miliardi di lire. Fu il nono di 73 persone ad aderire a quei titoli tossici su spinta dei solerti funzionari bancari, che gli mostrarono le mirabolanti performance dei prodotti affibbiati ad otto persone prima di lui. Quei funzionari sono stati nel tempo condannati, e quelle persone risarcite: 72. Vale a dire tutti, tranne lui.
Tutta colpa anche e soprattutto di un complesso cambio di casacche articolatosi, perdita dopo perdita, agli sportelli di Pescara. Caripe, Banca di Lodi, Popolare Adriatica e via discorrendo: le insegne cambiavano ma i soldi non sono mai ricomparsi. Ora le richieste di Vallesi si sono spostate sulla “erede” Banca Popolare di Bari, alla quale inevitabilmente il signor Vallesi ha fatto presente che attende giustizia. Anche perché nel corso degli anni, da quel lontano 2001, l’anno d’ingresso nell’euro della mirabolante finanza, gli interessi passivi sono naturalmente esplosi nelle sue tasche ormai vuote. Ha interessato Consob, Bankitalia, Procure (da Pescara, a L’Aquila, a Campobasso) senza vedersi tuttavia soddisfatto e con l’incredibile presa in giro di interessi milionari che gli vengono tuttora richiesti. È il destino che attende quello di molti italiani, o la giustizia finalmente smaschererà coloro che hanno iniziato a far circolare questi velenosi strumenti finanziari, intossicando il sistema bancario e rovinando la vita alle persone come Vallesi?

 

Piano finanziario “4You” nuova vittoria di un risparmiatore pari a circa € 26.000, oltre interessi e spese legali

(Movimento Difesa Cittadino) - Grazie a MDC il Tribunale di Pisa ha dichiarato il contratto non meritevole di tutela e condannato MPS al risarcimento dei danni
Ancora una sentenza che fa giustizia degli strumenti finanziari ad alto rischio venduti a piccoli risparmiatori, spesso pensionati, che hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita. E' così che dopo 6 anni di causa il Tribunale di Pisa ha deciso l’annullamento del contratto di acquisto del famigerato prodotto 4You venduto ad un anziano di Empoli ed il risarcimento del danno patrimoniale subito.
Una storia di risparmio tradito come tante, iniziata nel 2001 quando il risparmiatore era stato convinto da un solerte impiegato della Banca della Toscana a sottoscrivere il contratto d'investimento “4You”, allora spacciato come un prodotto assicurativo previdenziale. Naturalmente, come emerso in giudizio, l'investitore non riceveva  informazioni chiare sul prodotto, nè gli venivano richieste le informazioni obbligatorie circa la sua esperienza e le condizioni patrimoniali.

Piano finanziario “4You” nuova vittoria di un risparmiatore

 











Solo dopo alcuni anni il pensionato scopriva che l'investimento consisteva in un vero e proprio mutuo della durata di 15 anni e da rimborsare con periodicità mensile in 177 rate. Con il denaro concesso in prestito dell'investitore,  la banca acquistava obbligazioni Monte dei Paschi di Siena e quote di Fondi Comuni ad altissimo rischio collegati sempre alla Banca che, massimizzando i profitti, poneva nel contempo tutti i rischi sull'investitore.
Richiesta la risoluzione  del contratto, che prevedeva persino una penale aggiuntiva oltre che la perdita dell’investimento fino ad allora profuso, il pensionato ha deciso di farsi tutelare da MDC che ha dimostrato il palese conflitto di interessi e l'illiceità di un contratto atipico non meritevole di tutela da parte dell'Ordinamento giuridico, facendo solo gli interessi della banca proponente.
Il Giudice ha infatti confermato tutti i profili di illegittimità denunciati dai legali dell'associazione, disponendo la restituzione di tutta la somma di denaro versata dal risparmiatore pari a circa € 26.000, oltre interessi e spese legali sostenute per questa la lunga battaglia giudiziaria.
“La Sentenza conferma il modus operandi delle banche nei confronti dei piccoli risparmiatori costretti a giudizi estenuanti e come nulla sia cambiato negli ultimi 10 anni sul fronte della tutela, – dichiara Francesco Luongo, Vicepresidente MDC – molti promotori finanziari interni alle banche o alle Poste continuano a violare il TUF ed i Regolamenti Consob, integrati dalla Direttiva MIFID, ignorando il profilo di rischio dei clienti e l'adeguatezza dell'operazione rispetto al loro patrimonio. L'obiettivo resta sempre quello di  vendere  di prodotti finanziari ricollegabili alla banca stessa (come obbligazioni anche subordinate) o alle finanziarie del gruppo (fondi comuni ad alto rischio, assicurazioni indicizzate, piani di accumulo ecc.). Si tratta di comportamenti fraudolenti e di illeciti che come associazione siamo impegnati a contrastare da anni, questa decisione ed i noti episodi degli ultimi tempi devono indurre a ripensare completamente le tutele per gli investitori nel settore bancario e postale”.

sabato 26 marzo 2016

Si desidera rimuovere tutto il grasso dal ventre? Basta preparare questa semplice ricetta


Gli infusi di piante naturali sono molto efficaci nel trattamento di malattie, ma sono anche molto utile quando attivare dimagrimento bruciare il grasso corporeo immagazzinato e eliminare l’eccesso di grasso localizzato.

Si desidera rimuovere tutto il grasso dal ventre? Basta preparare questa semplice ricetta













Questi alimenti hanno una lunga storia di indagini e casi che mostrano tutti I benefici che sono disponibili a consumare. Oltre a contribuire a questo processo di dimagrimento tè servirà come protezione e come una cura per le malattie come la bronchite. Oltre ad essere un attivatore delle difese immunitarie.
La preparazione di questo tè è molto semplice e utilizza ingredienti che sono prontamente disponibili. Tutti gli ingredienti sono molto potenti per il processo di assottigliamento.
Ingredienti
2 bastoncini di cannella
Tritate 3 limoni freschi
1 pezzetto di zenzero
3/4 litro di acqua purificata
Qualche foglia di menta (opzionale)
Preparazione
Per trarre il massimo vantaggio dieta è necessaria la fase di processo di preparazione per passo.
Passo 1: far bollire 3/4 litro di acqua, una volta che è bollente aggiungere la cannella, limoni e zenzero.
Fase 2: dopo aver gettato gli ingredienti in acqua bollente, mettere la fiamma lentamente a ebollizione e cuocere gli ingredienti per 25 minuti.
Passo 3: quando si spendono 25 minuti procede a scolare e servire.
Questa bevanda si dovrebbe prendere 1 tazza prima di ogni pasto principale ogni giorno ed I risultati che stai andando a percepire in pochissimo tempo.
Ricordate che questo tè è molto buono per aiutare a perdere peso, ma dovrebbe integrare con una dieta equilibrata ed esercizio fisico. Per chi cerca di perdere peso, una opzione molto intelligente è quella di aggiungere un sacco di frutta e verdura nella vostra dieta.

fonte : danoncredere.info

(Codacons) presenta le prime 20 cause risarcitorie nei tribunali per far ottenere agli obbligazionisti il rimborso integrale dei soldi persi

Ancora in alto mare la questione degli indennizzi in favore dei risparmiatori coinvolti nel salvataggio di Banca Etruria, Banca Marche, Carichieti e Carife, mentre gli obbligazionisti attendono oramai da mesi di conoscere quale destino li attende.













(Codacons) presenta le prime 20 cause risarcitorie nei tribunali per far ottenere agli obbligazionisti il rimborso integrale dei soldi persi.

“Renzi e Cantone avevano garantito che entro marzo sarebbero stati definiti i criteri relativi ai rimborsi per i risparmiatori, ma dal Governo arrivano solo bugie e inutili perdite di tempo che danneggiano gli investitori – denuncia il presidente Codacons, Carlo Rienzi – Sembra quasi che si voglia rimandare alle calende greche la decisione finale sugli indennizzi, scaricando le responsabilità sui limiti imposti dall’Europa, così da far cadere in prescrizione i possibili rimborsi”.
Per tale motivo il Codacons ha deciso di presentare le prime 20 cause pilota nei tribunali civili, volte a far ottenere ai risparmiatori delle 4 banche il rimborso integrale del valore delle obbligazioni azzerato dal decreto salva-banche. Cause di cui nei prossimi giorni saranno illustrati i dettagli, in attesa della decisione del Tar del Lazio del prossimo 18 aprile sul ricorso promosso dal Codacons contro la legge sul bail-in.

mercoledì 23 marzo 2016

I consumatori contro il Pd: "Via l' anatocismo o raffica di ricorsi"

 Le associazioni dei consumatori in audizione in commissione Finanze al Senato hanno chiesto ieri l' eliminazione o "una radicale modifica" dell' emendamento Boccadutri, approvato giovedì al Dl Banche, "che di fatto ristabilisce l' anatocismo bancario eliminato dalla legge di Stabilità del 2013 dal 1° gennaio 2014″. Le associazioni( Acu, Adiconsum, Adoc, Adusbef, Asso-Consum, Assoutenti, Cittadinanzattiva, Codacons, Codici, Confconsumatori-Acp, Ctcu, Federconsumatori, Movimento consumatori, Movimento difesa del cittadino) chiedono che la nuova norma venga immediatamente modificata, "perché prevede che la quota interessi maturati possa produrre interessi di mora in contrasto con la giurisprudenza della Cassazione". L' esclusione degli interessi di mora dal divieto di anatocismo - dicono - "è un gravissimo passo indietro". Se questo non avverrà sono pronte a una raffica di ricorsi e a impugnare il Dl alla Consulta.

 

 

 

I consumatori contro il Pd: "Via l' anatocismo o raffica di ricorsi" 

Fonte: codacons.it

martedì 22 marzo 2016

Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati per usura, anatocismo e illegittima segnalazione risarcimenti oltre 870 mila euro


Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati dal Tribunale di Padova a pagare complessivamente oltre 870 mila euro di risarcimenti per usura bancaria, anatocismo e indebita segnalazione alla centrale rischi interbancari a due Pmi














Due istituti bancari del Padovano sono stati condannati dal Tribunale di Padova a pagare complessivamente oltre 870 mila euro di risarcimenti per usura bancaria, anatocismo e indebita segnalazione alla centrale rischi interbancari a due Pmi del territorio colpite da addebiti ingiustificati e calcoli errati degli interessi sul credito. A causa di questi guai finanziari con le banche una delle due imprese è fallita: «per oltre 11 anni la società in questione aveva visto addebitati su uno dei due conti storici utilizzati per far fronte alle esigenze di cassa e commerciali, commissioni di massimo scoperto non dovute, interessi ultra-legali, ma anche la capitalizzazione trimestrale degli interessi debitori – spiega l’avvocato Daniela Ajese al Mattino -. Una violazione palese che avrebbe potuto risolversi ben prima. Già nel 2011 avevamo fatto istanza di restituzione presso la stessa banca che però aveva risposto con un netto rifiuto. Ora invece con sentenza in primo grado immediatamente esecutiva l’Istituto ha dovuto sborsare oltre 534 mila euro».
«Si tratta solo di alcune delle innumerevoli cause che vedono le imprese reagire alla tenuta dei rapporti bancari posti in essere dagli istituti di credito – conclude Ajese – E se fino a qualche anno fa le imprese non contestavano oggi, anche per effetto della crisi, diventa doveroso verificare con attenzione ogni posta a debito per evitare poi di trovarsi di fronte a conti molto pesanti e talvolta illegittimi»



fonte:  vvox.it

lunedì 21 marzo 2016

LA CAMERA LEGALIZZA L’ANATOCISMO – PRONTA LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA

Un emendamento approvato dalla Commissione Finanze della Camera dei Deputati, che sembra scritto dalle banche e  da Bankitalia, ripristina e legalizza l’anatocismo. Adusbef e Federconsumatori raccolgono quindi l’invito di Francesco Boccia (PD), presidente della Commissione Bilancio della Camera ed estensore della norma originaria della Legge di stabilità 2014, che prevedeva di eliminare la capitalizzazione degli interessi. 

Elio Lannutti di Elio Lannutti

LA CAMERA LEGALIZZA L’ANATOCISMO – PRONTA LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA 


«Il legislatore – ha dichiarato ieri il presidente Boccia all’Ansa – nella Legge di stabilità 2014 era stato chiaro: non si sommano interessi su interessi. Il percorso italiano, tortuoso e inspiegabilmente a singhiozzo, aveva portato, quasi diciotto mesi dopo, all’apertura della procedura per la definizione della delibera del CICR, peraltro, non ancora conclusa. Personalmente, credevo e credo in quel percorso e ritengo importante il risultato della consultazione pubblica, alla quale ho partecipato personalmente, anche con una nota a Visco e Padoan».  «Quel risultato – ha aggiunto Boccia – purtroppo non è mai stato reso pubblico. Si facciano nelle prossime ore le valutazioni trasparenti che chiedono i movimenti dei consumatori, magari di concerto con il mondo bancario, evitando polemiche o scorciatoie che in questo momento non servono a nessuno. Sarebbe più opportuno trovare tutti insieme una soluzione definitiva che serva anche al nostro sistema bancario per rafforzare la fiducia complessiva, senza dover lasciare ancora una volta la parola alla Cassazione che, peraltro, sull’argomento si è già espressa a favore dei consumatori».
La norma approvata dalla commissione Finanze sull’anatocismo (con l’astensione del M5S), sbandierato come il divieto all’odiosa capitalizzazione degli interessi su prestiti e fidi, è l’ennesimo inganno, una polpetta avvelenata per favorire gli esclusivi interessi delle banche e danneggiare i consumatori, che oltre al danno devono subire perfino la beffa, sia sugli interessi di mora, che potranno produrre ulteriori interessi in contrasto con le consolidate sentenze di Cassazione, sia con il consenso preventivo richiesto dalle banche ai consumatori affinché gli interessi passivi possano diventare capitale, se non pagati entro 60 giorni dal 31 dicembre di ogni anno, generando quindi ulteriori interessi. L’anatocismo  viene legalizzato, vanificando 25 anni di battaglie giudiziarie e pronunce plurime, incontrovertibili e consolidate della suprema Corte di Cassazione.
Sergio Boccadutri del PD
Sergio Boccadutri del PD
L’emendamento – spacciato come soppressivo di una odiosa pratica sulla maturazione degli interessi che non potrà essere inferiore ad un anno, vietando così la trimestralizzazione – stabilisce il principio in base al quale «gli interessi debitori maturati, ivi compresi quelli relativi a finanziamenti a valere su carte di credito, non possono produrre interessi ulteriori», salvo però «quelli di mora», lasciando il consumatore (contraente debole), in balia delle banche (contraente forte), che potrà decidere la sorte degli interessi maturati al 31 dicembre, ossia pagarli entro 60 giorni (il primo marzo dell’anno successivo), oppure trasformarli in capitale e quindi decidere che frutteranno altri interessi. E questo con le banche che potranno «anche preventivamente» e prima della sottoscrizione dei contratti di conto corrente o di carte revolving, chiedere l’assenso alla trasformazione in capitale degli interessi. Ossia il ritorno alla pratica odiosa di anatocismo allo stato puro, che uscito dalla porta rientra così dalla finestra, con l’ingannevole messaggio di un suo divieto, tramite l’emendamento dell’onorevole Sergio Boccadutri del Pd, secondo cui «è fatta salva la possibilità per il cliente di autorizzare preventivamente l’addebito degli interessi debitori sul conto o sulla carta decorso un termine di 60 giorni dalla valuta degli interessi medesimi». Se gli interessi non vengono liquidati entro sessanta giorni, vanno ad aggiungersi al capitale dovuto, producendo così nuovi interessi.
Adusbef e Federconsumatori, che si rendono disponibili ad un confronto, auspicano che la norma venga modificata come richiesto dalle sentenze di Cassazione e dall’onorevole Boccia. In caso contrario saranno inevitabili ricorsi ed offensive giudiziarie per far rispettare la legalità di un Stato di diritto, che non è ancora diventato una Repubblica delle banche e dei loro esclusivi interessi.

Bankitalia: fragili 50 Bcc, rischi di tensioni patrimoniali

Lo ha affermato il capo della vigilanza della Banca d Italia, Carmelo Barbagallo. Il decreto legge di riforma del sistema del credito cooperativo va oggi in Aula alla Camera per l’avvio della discussione generale.

 

Bankitalia: fragili 50 Bcc, rischi di tensioni patrimoniali

"La componente più fragile del settore è individuabile nelle BCC che presentano, contemporaneamente, coefficienti di capitale più bassi e tassi di copertura inferiori a quelli medi del sistema bancario nazionale. In base ai primi dati riferiti a dicembre 2015, le BCC in tale condizione erano circa 50 e rappresentavano il 16 per cento dell’attivo della categoria. In tale contesto, aumenta la probabilità che un numero non marginale di BCC vada incontro a tensioni a causa della difficoltà di alimentare il patrimonio nella misura e con la rapidità imposti dal contesto regolamentare, istituzionale e di mercato". Lo ha sottolineato Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento Vigilanza bancaria di Banca d'Italia, intervenendo a un convegno della Fondazione Italianieuropei a Roma. Il capo del Dipartimento Vigilanza Bancaria e Finanziaria Banca d’Italia ha inoltre ricordato inoltre che "a seguito della crisi, i profitti delle BCC sono stati erosi dal calo delle nuove erogazioni e dall’aumento della rischiosità dei prenditori". Lo scorso dicembre gli impieghi delle BCC risultavano pari a circa 134 miliardi di euro, più bassi di oltre il 2 per cento rispetto ai livelli di fine 2012; l’aumento dei crediti erogati nel periodo alle famiglie consumatrici ha solo in parte compensato la flessione registrata nel comparto delle imprese, specie medie e grandi. Gli indicatori di qualità del credito hanno nel contempo subito un progressivo e marcato peggioramento. A giugno scorso, i crediti deteriorati netti e le sofferenze nette hanno raggiunto, rispettivamente, il 12,9 per cento e il 5 per cento dei finanziamenti, con una crescita significativa rispetto ai dati di fine 2012, quando erano pari al 10,5 per cento e al 3,3 per cento.
"Una buona riforma deve essere capace di coniugare l’obiettivo di favorire il rafforzamento patrimoniale delle BCC - ha aggiunto Barbagallo - con quello di tener conto dei vincoli posti dalla normativa per il riconoscimento del gruppo e di creare i presupposti per una crescita di efficienza e per un miglioramento della qualità degli assetti di governo e di gestione delle singole BCC. La Banca d’Italia propone da tempo di promuovere l’aggregazione delle BCC in uno o pochi gruppi bancari ampi, fortemente integrati e coesi, adeguatamente patrimonializzati e capaci di attirare investitori. Per realizzare l’obiettivo del rafforzamento patrimoniale in modo coerente con l’evoluzione del contesto europeo è necessario che gli assetti azionari della capogruppo siano aperti al mercato dei capitali di rischio; occorrono, inoltre,meccanismi di mutuo sostegno che, mettendo in comune le risorse patrimoniali in eccesso rispetto ai requisiti individuali, consentano di intervenire tempestivamente per risolvere le difficoltà di singole entità o di parti anche significative del gruppo, ben prima che divengano inevitabili più traumatiche misure d’autorità. L’assetto operativo e organizzativo della capogruppo deve consentire di sfruttare significative opportunità in termini di economie di scala, di razionalizzazione delle reti distributive, di finanziamento degli investimenti, di salvaguardia e promozione della posizione competitiva dell’intero settore. Inoltre, esso deve porre le premesse per la professionalizzazione della gestione delle singole BCC, per il miglioramento dei sistemi di governo e controllo dei rischi dell’intero settore, per la correzione tempestiva di eventuali deviazioni da criteri di sana e prudente gestione. È al contempo necessario preservare i tratti essenziali della cooperazione riconosciuta e protetta dalla Costituzione. L’impostazione della riforma del credito cooperativo introdotta con il decreto-legge n. 18 del 2016 - e successivamente emendata - è in linea con tali necessità".
Fonte :  (AGV NEWS)

Fermo amministrativo: procedimento penale se si iscrive al PRA il blocco dell’auto

Cosa deve sapere il contribuente nel caso di iscrizione di fermo e cosa può fare per tonare a circolare con il proprio mezzo.

 

 

Fermo amministrativo: procedimento penale se si iscrive al PRA il blocco dell’auto

In un precedente articolo abbiamo parlato di come Equitalia con la circolare n.105/2016 abbia manifestato l’intenzione di neutralizzare gli effetti del fermo amministrativo disponendone la sospensione una volta concessa e pagata la 1^ rata del piano di rateizzazione di un debito tributario. E ciò a prescindere dal momento in cui la dilazione sia stata richiesta. Un altro problema sempre legato al fermo amministrativo è quello relativo al mancato pagamento della cartella esattoriale nei termini di legge. Equitalia o un altro concessionario della riscossione può disporre il fermo dei veicoli che sono intestati al debitore attraverso l’iscrizione del fermo amministrativo nel PRA (Pubblico Registro Automobilistico). Un piccolo particolare non da poco è legato al fatto che Equitalia al contribuente non comunica nulla e quindi lo stesso ignaro di tutto , viene a trovarsi con l’auto bloccata.

Conseguenze ed obblighi prima dell’iscrizione di fermo

La conseguenza che ne deriva è strettamente legata alla circolazione su strada del veicolo proprio perché se fermato dalla polizia il debitore potrebbe incorrere in problemi di carattere giudiziario abbastanza seri. Se il mezzo circola infatti è prevista non solo una multa da 770 a 3.086 euro e la confisca del veicolo, iniziando inoltre un procedimento penale per aver violato gli obblighi di custodia. Non dissimili sono le conseguenze nel caso in cui il debitore volesse vendere la proprio auto ad esempio. L’unico obbligo previsto per Equitalia infatti è quello di comunicare al debitore proprietario un preavviso di fermo da notificarsi almeno 30 giorni prima dell’iscrizione al PRA del fermo stesso. Equitalia può comunque provvedere anche ben oltre tale scadenza dei 30 giorni. Può inoltre succedere che il concessionario della riscossione possa anche aver commesso degli errori quando spedisce il preavviso di fermo, notificandolo magari ad un indirizzo del debitore sbagliato. In questo senso infatti i vizi di notifica permettono al cittadino di chiudere favorevolmente la causa.

Come procedere ad eliminare il fermo amministrativo?

Qualora si è ricevuto un preavviso di fermo inoltre occorre tenere bene a mente che esso deve essere notificato con raccomandata R/R solo dopo che sono trascorsi 60 giorni dalla notifica della cartella di pagamento. Per cercare di revocare gli effetti del fermo d’auto è possibile fare una contestazione a mezzo di raccomandata R/R., via PEC o con un normale foglio di carta esente da bolli entro 30 giorni dalla notifica del preavviso o in alternativa pagare estinguendo il debito (il  fermo in tal caso viene cancellato). La contestazione può avere ad oggetto una richiesta di rateazione sull’intero debito. In tali casi appunto si ottiene la sospensione del fermo e Equitalia rilascia una dichiarazione da presentare al PRA. E’ possibile inoltre dimostrare ad Equitalia che l’unica auto di cui si dispone è un bene strumentale dell’attività. E’ necessario però  presentare la copia di stralcio del registro dei beni ammortizzabili se si riscontra la presenza del bene ammortizzabile. In tali casi Equitalia deve annullare il procedimento del fermo amministrativo. E’ possibile chiedere la cancellazione del fermo anche se l’iscrizione dello stesso è errata basandosi su un importo che il contribuente non deve saldare. Infine si può procedere alla cancellazione del fermo anche quando il veicolo è stato venduto prima dell’iscrizione al PRA del fermo. In ultima analisi è possibile proporre ricorso al giudice competente per ciascun importo/debito richiesto nella cartella contestando ad esempio la mancata notifica della cartella, o il  pagamento del debito in data anteriore. Il giudice se accoglie le contestazioni deve annullare l’atto presupposto e il fermo perde efficacia. Per altre info sul tema potete premere il tasto segui accanto al mio nome.

autore: Iole V. 

domenica 20 marzo 2016

Sospesa l’ESECUZIONE - il mutuo fu stipulato per ripianare uno scoperto di conto corrente


 Tali circostanze inducono a ritenere la sussistenza di un collegamento funzionale tra il contratto di mutuo ed il contratto di conto corrente, a nulla rilevando la diversa titolarità soggettiva dei due contratti, considerato che il collegamento funzionale è configurabile anche quando i negozi siano stipulati tra soggetti diversi, purchè gli stessi siano legati da un nesso teleologico e dal comune intento delle parti di perseguire, oltre all’effetto tipico di ognuno di essi, anche un ulteriore risultato concreto derivante dal collegamento, di modo che i negozi si pongono in rapporto di reciproca dipendenza e le vicende dell’uno si ripercuotono sull’altro: in questo senso Cass. Sez. 2, Sent. n. 7740 del 20/07/1999. 5) Il collegamento funzionale che appare sussistere tra tali contratti implica che la nullità.......

SOSPESA l’ESECUZIONE - il mutuo fu stipulato per ripianare uno scoperto di conto corrente





Banca condannata a pagare 100mila euro

Confermata la sentenza di primo grado del tribunale - L'avvocato Meloni: "Cause che salvano aziende e famiglie"

Banca condannata a pagare 100mila euro






Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo - Caro direttore,
in questo momento di gravissima crisi che tutti stiamo vivendo, forse può interessare ai tuoi lettori sapere che:
la Corte di appello di Roma, confermando una sentenza di primo grado emessa dal tribunale di Viterbo, ha condannato una banca, con sede in Viterbo, alla restituzione di euro 100mila euro per interessi, spese e anatocismo non dovuti su conto corrente. Con interessi dal 2000. In pratica la somma si è raddoppiata. La causa era stata promossa da un’azienda con sede nella provincia.
Sempre il tribunale di Viterbo ha sospeso un precetto su mutuo di un’azienda che non riusciva a pagarlo rilevando prima face fondate le doglianze in tema di pattuizione e applicazione di interessi usurari. Il tribunale ha nominato consulenza tecnica di ufficio per rifare i conti e verificare l’adeguatezza del piano di ammortamento.
Il tribunale di Roma, per una concessionaria di auto di Viterbo, ha nominato un consulente tecnico su un rapporto di conto corrente assegnando il quesito di eliminare tutti gli interessi, commissione di massimo scoperto, anatocismo e spese non dovute, sempre per usura e tassi ultralegali.
Sempre la Corte d’appello di Roma, in riforma di una sentenza del tribunale viterbese negativa, condanna una banca a restituire i denari investiti in bond argentini, con interessi dal 2003.
Sono cause che salvano aziende e famiglie (quindi posti di lavoro) e il tribunale di Viterbo è stato tra i primi a dare ragione ai clienti, sin dal 2000.

fonte: tusciaweb
Massimo Meloni
Avvocato


sabato 19 marzo 2016

Danièle Nouy Presidente del Consiglio di VIGILANZA BCE - Sabine Lautenschläger (VICE)

Danièle Nouy Presidente del Consiglio di VIGILANZA - Sabine Lautenschläger (VICE) qualche giornale le definisce "elementi ostativi"   e lamentano della VIGILANZA BCE come se a quello che tutti  i giorni assistiamo fosse un" invenzione e che l'omessa vigilanza non esistesse...e se dovessimo fare l"elenco delle vittime degli abusi delle banche ? Lasciamole lavorare.... possibile che siano tutti nemici delle banche italiane ?
















Danièle Nouy Presidente del Consiglio di VIGILANZA - Sabine Lautenschläger (VICE)

venerdì 18 marzo 2016

Gli clonano la carta di credito e diventa “cattivo pagatore”, condannata la banca

Importante sentenza del Tribunale di Lecce: in caso di clonazione di carte di credito, è responsabile la banca. Inoltre, non si può far figurare cattivo pagatore chi semplicemente ha un ritardo nei pagamenti

Gli clonano la carta di credito e diventa “cattivo pagatore”, condannata la banca


LECCE-Gli clonano la carta di credito e la banca per tutta risposta gli chiede indietro i soldi e lo segnala nei “Registri cattivi pagatori”, impedendogli così di accedere a qualsiasi forma di credito. L’incredibile caso di un salentino finisce in tribunale e in quelle aule la posizione viene rovesciata: è l’istituto di credito ad essere responsabile della clonazione, se non ha messo in piedi tutti gli strumenti per evitare che ciò avvenisse. Di più, non basta un mero ritardo nel pagamento del debito perché un cittadino sia definito un “cattivo pagatore”.
È un doppio principio fondamentale quello contenuto nella sentenza con la quale l’11 marzo scorso il Tribunale di Lecce ha riconosciuto la civile responsabilità della banca. Il provvedimento, a firma del giudice onorario Angelo Rizzo, riguarda il caso di un impiegato di 60 anni del Basso Salento: nel giugno 2010, l’uomo si è visto scalare dal proprio conto 1.570 euro, tramite sei prelievi di denaro contante effettuati in diverse città del nord Italia (Siena, Firenze e Modena), pur non essendosi mai spostato dalla provincia di Lecce. Appena se ne è accorto, ha chiesto il blocco della carta, ha disconosciuto quei prelievi e ha sporto denuncia contro ignoti. Oltre al danno, però, c’è stata la beffa: la banca gli ha richiesto il pagamento di tutti gli importi e ha segnalato il suo nominativo, nonostante numerose diffide, nella categoria dei crediti in sofferenza presso i Sistemi di Informazioni Creditizie. Di conseguenza, all’impiegato è stato impedito di poter accedere a qualsiasi forma di finanziamento, necessario per sostenere anche spese mediche e odontoiatriche.
Il Tribunale di Lecce, però, ha dato ragione al legale difensore del salentino, l’avvocato Raffaele Colluto, ritenendo illegittima la condotta della banca e condannandola, oltre al rimborso di tutte le spese legali, anche al risarcimento danni di 3mila euro nei confronti della vittima, sia per il discredito subito alla sua onorabilità sia per la sua estromissione dal mercato del credito.
“La sentenza è di notevole rilevanza – spiega l’avvocato Raffaele Colluto – in quanto sancisce nei rapporti commerciali tra istituti di credito e consumatori due principi giuridici fondamentali. Innanzitutto, secondo il Tribunale di Lecce, quando un cliente denuncia la clonazione della propria carta di credito con la quale sono stati effettuati prelievi non autorizzati sul proprio conto, l’istituto di credito deve provare di aver adottato tutte le misure idonee offerte dalla tecnica al fine di evitare il danno, altrimenti sarà esso stesso tenuto a rispondere di tutti i rischi tipici della sua sfera professionale. Altro principio fondamentale è che ogni segnalazione negativa nei “Registri dei cattivi pagatori” (che impedisce poi di ottenere qualunque prestito e/o finanziamento) non può più avvenire da parte della Banca in maniera superficiale e disinvolta, ma deve essere supportata da adeguata indagine conoscitiva circa la complessiva situazione finanziaria del cliente e non può quindi scaturire dal mero ritardo nel pagamento del debito o dal voluto inadempimento”.

fonte:  trnews.it

Anatocismo, stop al pagamento degli interessi sugli interessi

Stop definitivo all’anatocismo bancario: arriva il via libera della Commissione Finanza della Camera all’emendamento Boccadutri che mette fine al pagamento degli interessi sugli interessi, anche sui finanziamenti a valere sulle carte di credito, le cosiddette revolving. L’emendamento, riformulato, stabilisce che la maturazione degli interessi non potrà essere inferiore ad un anno, che gli interessi debitori a carico del cliente non possano “produrre interessi ulteriori” e che siano conteggiati il 31 dicembre ed esigibili da marzo dell’anno successivo.

 

 

Anatocismo, stop al pagamento degli interessi sugli interessi

 “Ottima notizia. Finalmente un emendamento a favore dei consumatori e delle famiglie e non delle banche” commenta Massimiliano Dona, Segretario dell’Unione Nazionale Consumatori. “Ora si spera che le banche la smettano di provare ad interpretare le norme sull’anatocismo a proprio uso e consumo, costringendo i consumatori ad aprire lunghi contenziosi legali. Era una storia che durava francamente da troppi anni. Bene anche l’estensione alle carte di credito revolving”.

“Sono anni che ci battiamo contro questa pratica illegale di applicare interessi sugli interessi, vincendo centinaia di cause nei tribunali di tutta Italia – spiega il Presidente del Codacons Carlo Rienzi – L’anatocismo, infatti, produce un danno elevatissimo ai consumatori e arricchisce le casse delle banche, costando mediamente agli italiani una cifra pari a 2 miliardi di euro all’anno”.

Il Movimento Consumatori ha lanciato mesi fa la campagna Stop Anatocismo con cui ha ottenuto una serie di sentenze che hanno confermato il divieto di applicare interessi sugli interessi, in vigore dal 1° gennaio 2014 anche in assenza della delibera di attuazione del Comitato Interministeriale del Credito e del Risparmio.

Ora è necessario un intervento dell’Autorità di vigilanza che imponga a tutte le banche di restituire gli interessi indebitamente pagati dal 2014, che possono ad oggi essere stimati in circa 4 miliardi di euro.

fonte: comunicato stampa codacons

giovedì 17 marzo 2016

Equitalia: arriva la sanatoria per i debiti vecchi

Presentato oggi il ddl "Rottamazione dei ruoli" che obbliga il concessionario a concordare un piano di rientro con abbattimento del capitale e degli interessi

 

 

 

 

 

Equitalia: arriva la sanatoria per i debiti vecchi 

di Marina Crisafi 

Una sanatoria Equitalia-contribuenti che consenta di recuperare i crediti senza strozzare chi se la passa male con il fisco. È questo in sostanza il contenuto della proposta di legge presentata oggi a palazzo Madama dall'ex ministro delle politiche Ue nel governo Berlusconi IV e oggi senatrice di FI, Anna Maria Bernini insieme al collega di gruppo Emilio Floris e dietro l'impulso del presidente del Movimento oppressi dal fisco, Italo Furlotti.
Già ribattezzato "Ddl rottamazione dei ruoli", il testo mira ad obbligare Equitalia ad accettare la rateizzazione dei debiti dei cittadini insolventi con l'erario o con la previdenza. Ma non si tratta di "un condono – avverte subito la Bernini - perché non ha come destinatari dei biechi evasori fiscali ma persone normali che lavorano - artigiani, commercianti, imprenditori - che a fine mese si trovano davanti al drammatico interrogativo se pagare il mutuo, i dipendenti o le rate del fisco. E dato che la soglia della povertà è aumentata drasticamente, non di rado a domandarsi come fare per mantenere i figli e la famiglia e con quali soldi comprare da mangiare".
I dati del resto parlano chiaro: solo nel febbraio del 2015, le somme iscritte a ruolo a carico di Equitalia, scrive la Bernini, ammontavano a 682,2 miliardi, di cui oltre 580 miliardi però "sono da considerare prudenzialmente inesigibili e il loro recupero risulta incerto".
Da qui, la proposta che consentirà all'erario di recuperare questi crediti e ai cittadini di poterne sostenere il pagamento:

Piano di rientro obbligatorio

In sostanza, se oggi è il contribuente a dover chiedere "per favore" ad Equitalia la negoziazione di un piano di rientro, con la proposta – ha proseguito la Bernini – si inverte l'ordine dei fattori, obbligando "l'agente della riscossione, sulle base di un calcolo aritmetico che consente all'erario di recuperare i crediti deteriorati, riducendo l'importo del capitale eliminando gli interessi, ad accettare un piano concordato di rientro, con una rateizzazione compatibile con le possibilità finanziarie del contribuente".

Il meccanismo

Il meccanismo del ddl è destinato a due diverse tipologie di contribuenti: quelli "in grave difficoltà finanziaria", ossia con debiti per oltre il 50% precedenti al 2010; quelli in "momentanea difficoltà finanziaria", ovvero con debiti oltre il 50% precedenti al 2012.
Per i primi, il "trattamento" prevede il pagamento integrale dell'Iva, dei contributi o il 75% dei tributi, con l'ottenimento dello stralcio integrale delle sanzioni, degli interessi e dell'aggio di riscossione.
Per i secondi, il trattamento è il medesimo, con il 95,5% dei tributi, fermo restando lo stralcio di interessi, sanzioni e aggio.

Le rate

Quanto alle rate, infine, per i debiti inferiori a 50mila euro il debito sarà estinto con otto rate trimestrali pagabili in due anni.
Se i debiti, invece, risultano superiori a 50mila euro le rate trimestrali diventano dodici, pagabili in un triennio.

 


Usura: la banca paga il danno non patrimoniale per l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi

 Risarcimento pari al doppio della cifra da restituire a causa dei tassi usurari








Usura: la banca paga il danno non patrimoniale per l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi
di Lucia Izzo
 
Responsabile la banca per l'applicazione sul conto corrente di interessi usurari e per l'illegittima segnalazione alla centrale dei rischi.
L'istituto deve risarcire al cliente il danno non patrimoniale poiché, attraverso i tassi fuori legge gravanti per ben nove trimestri sul conto corrente, ha impedito all'impresa, che si è vista revocare gli affidamenti, di operare liberamente sul mercato.
 
È quanto stabilito dal Tribunale di Padova, seconda sezione civile, nella sentenza 833/2016 (giudice Giorgio Bertola) che ha condannato l'istituto di credito a pagare all'impresa, in via equitativa, una somma pari al doppio della cifra da restituire al correntista per i tassi usurari applicati sul conto corrente.

Per il Tribunale merita accoglimento il ricorso avanzato da una persona giuridica e da alcune persone fisiche, tra le quali i fideiussori della società, decisione sostanzialmente in linea con le risultanze della CTU esperita nel procedimento per accertamento tecnico preventivo.

Il consulente ha evidenziato il superamento del tasso soglia usurario sia su un conto corrente intestato all'azienda sia su un conto personale.
L'unico metodo di calcolo valido, precisa il giudice, è quello inclusivo di tutti i costi e le spese, compresa la c.d. commistione di massimo scoperto che la stessa Banca d'Italia ha considerato nel computo del tasso, fino a quando la legge 2/2009 ne ha poi radicalmente modificato la natura e la struttura.

Inoltre, chiarisce il giudicante, tutte le rimesse effettuate su di un conto corrente hanno, fino a prova contraria, natura ripristinatoria: nel caso in esame la banca non ha neppure provato a dimostrare se o quali delle rimesse avessero natura solutoria.
Per tali motivi, il termine di prescrizione decorre dalla chiusura del conto corrente, altrimenti sarebbe iniziato a decorrere da ogni rimessa solutoria.

Poiché la società risultava, quindi, in credito e non in debito versa la banca, ciò rende ancor più ingiusta la segnalazione alla centrale dei rischi in quanto, finendo nella lista dei cattivi pagatori, l'espansione commerciale della cliente è stata limitata considerando l'essenzialità che il mercato del credito riveste per le imprese

A titolo di danno non patrimoniale, il giudice liquida all'azienda una somma pari al doppio di quella che la banca è tenuta a restituire, mentre la sentenza è resa provvisoriamente esecutiva per legge.

Fonte: Usura: la banca paga il danno non patrimoniale per l'illegittima segnalazione alla Centrale Rischi
(www.StudioCataldi.it) 

mercoledì 16 marzo 2016

Carichieti, 50 beffati chiedono i danni

Dal pensionato di Chieti che ha perso 70mila euro di Tfr, al giovane che non può più sposarsi: ecco i loro sfoghi  


Carichieti, 50 beffati chiedono i danni

CHIETI. Delusione, frustrazione, rabbia. Si respiravano a pieni polmoni i sentimenti di cinquanta obbligazionisti beffati della Carichieti che sono accorsi all’incontro organizzato all’Hotel Corallo di Francavilla dal Codacons Abruzzo.
La decisione del governo del 22 novembre ha azzerato, con le obbligazioni subordinate, i risparmi di una vita. Trattamenti di fine rapporto, risparmi guadagnati con decenni di duro lavoro, soldi messi da parte per affrontare le spese di un futuro matrimonio, risarcimenti per la perdita di un caro, tutto azzerato. Per questi clienti della Carichieti è come se il tempo si fosse fermato a quel giorno e alle promesse del governo di risarcire le perdite subite. Come per un giovane di Atessa che ha visto andare in fumo 45mila euro messi faticosamente da parte per affrontare le spese delle nozze e cominciare con maggiori sicurezze la vita insieme alla compagna.
O per il risparmiatore di Lanciano che ha perso 180mila euro frutto della vendita dell’appartamento lasciatogli in eredità dal papà. Non trova pace neanche il pensionato di Chieti che ha più i 70mila euro del trattamento di fine rapporto, lui che in quelle obbligazioni non voleva investire ma che alla fine si è fidato del direttore di banca.
«Promesse da marinaio», hanno detto i risparmiatori, delusi e arrabbiati per il trattamento che stanno ricevendo dal governo Renzi, con quei decreti sul collegio arbitrale e sui criteri con cui ripartire i 100 milioni di euro stanziati dal governo per indennizzare i 10.559 obbligazionisti subordinati coinvolti, che, per un motivo o per un altro, tardano ad essere emanati.
Per queste ragioni hanno deciso di dare mandato ai legali Vittorio Ruggieri, vice coordinatore regionale del Codacons Abruzzo, e Luciano Fanti, esperto di diritto bancario del Codacons Nazionale, di spedire lettere di messa in mora e partire con i procedimenti di mediazione davanti la Camera di Commercio di Chieti per le richieste di risarcimento danni nei confronti della Nuova Carichieti. «Storie di ordinaria italietta – esordisce Ruggieri. Sarebbe stato sufficiente accorpare l'elezione referendaria del 17 aprile contro le trivelle con le votazioni amministrative di giugno per risparmiare 300 milioni, e coprire per intero le perdite subite da
tutti i risparmiatori coinvolti che, stando al ministero dell'Economia e delle Finanze, ammontano a 392,3 milioni». Per il risarcimento integrale – secondo Fanti - resta aperta solo la via giudiziaria. Per altre informazioni Codacons Abruzzo tel. 0854547098, e-mail truffaticarichieti@gmail.com.

fonte: ilcentro.it 

Martinsicuro. Quattro banche vengono condannate a risarcire, complessivamente, un milione e mezzo di euro

Due vivaisti di Martinsicuro, che nella sostanza erano stati dichiarati falliti in virtù di questo aspetto, con una vicenda iniziata nel 2002.


 

 

 

 

Martinsicuro. Quattro banche vengono condannate a risarcire, complessivamente, un milione e mezzo di euro, per l’applicazione non corretta degli interessi passivi a carico di due imprenditori.

 Il Tribunale di Teramo, attraverso una sentenza pubblicata lo scorso 8 marzo, ha condannato 4 diversi istituti di credito al pagamento di quasi 1,5milioni di euro, somma comprensiva di interessi, in favore di due imprenditori di Martinsicuro. La vicenda processuale era nata qualche anno fa, quando i due correntisti hanno avanzato opposizione ad una esecuzione immobiliare, intrapresa nei loro confronti dagli stessi istituti di credito. L’opposizione si basava, essenzialmente, sulla richiesta di verificare la correttezza dell’operato da parte delle stese banche.

Il passaggio fondamentale della sentenza risiede tutto nell’accoglimento, da parte del giudice, delle eccezioni di nullità relative alle clausole di determinazione degli interessi passivi ultra legali. Rinviando il tutto alle condizioni che di solito vengono applicate dagli istituti di credito su piazza e di riflesso azzerando le clausole di ricapitalizzazione trimestrale degli interessi passivi maturati sui rapporti bancari.
La consulenza tecnica disposta dal Tribunale ha riclassificato sei rapporti di conto corrente, azzerando le pretese delle banche, ed accertando un saldo attivo in favore dei due correntisti, rappresentati e difesi dall’avvocato Patrizio Baldini di Nereto. Un contenzioso lungo e complesso da un punto di vista processuale, che però alla fine ha reso giustizia ai due imprenditori truentini.

fonte :  cityrumors.it

 

martedì 15 marzo 2016

Banche: leasing a tassi usura, Ing Lease a giudizio a Torino

 L'olandese Ing Lease. Difesa, impossibile superare soglia

Banche: leasing a tassi usura, Ing Lease a giudizio a Torino











(ANSA) - TORINO, 15 MAR - Leasing a tassi da usura: con questa accusa il responsabile italiano della banca d'affari olandese Ing Lease è stato rinviato a giudizio oggi in tribunale a Torino. Il provvedimento, che riguarda anche il titolare e una dipendente di una società di intermediazione, è del gup Gianni Macchioni. Il processo comincerà il primo dicembre. La vicenda si innesta su una denuncia presentata nel 2013 da una coppia di piccoli imprenditori nel settore dell'abbigliamento. 

Le consulenze tecniche disposte durante le indagini hanno dato risultati contrastanti, ma il giudice non ha ritenuto necessaria una perizia super partes perché - ha spiegato - si tratta di una questione di interpretazione dei dati. Gli avvocati della banca hanno affermato che è "impossibile" superare il tetto massimo previsto dalle norme in quanto l'istituto si è dotato di un software specifico che segnala qualsiasi anomalia. Gli imprenditori si sono costituiti parte civile con gli avvocati Manuel e Wilmer Perga. (ANSA).

Banche: leasing a tassi usura, Ing Lease a giudizio a Torino



Anatocismo: interessi nulli anche sui contratti bancari stipulati prima del 2000

Anatocismo: interessi nulli anche sui contratti bancari stipulati prima del 2000

Dopo un'analitica ricostruzione giurisprudenziale e normativa della materia, il Tribunale di Foggia ricorda fa chiarezza sulla nullità delle relative clausole




di Valeria Zeppilli –È recentemente stata emanata dal Tribunale di Foggia un'interessante sentenza in materia di mutui e anatocismo, che conferma un trend a sostegno dei consumatori ormai consolidato nei diversi tribunali.
Ci si riferisce, in particolare, alla pronuncia numero 541 pubblicata il 18 febbraio 2016 (qui sotto allegata).

Con essa i giudici hanno infatti ricordato che è ormai pacifica l'illegittimità della capitalizzazione trimestrale degli interessi per i contratti bancari che, come quello in contestazione nel caso di specie, sono stati stipulati anteriormente al 22 aprile 2000. Ciò in quanto trattasi di prassi contrastante con l'articolo 1283 del codice civile, in base al quale gli interessi scaduti, in mancanza di usi normativi contrari, possono produrre interessi solo dal giorno in cui è stata proposta domanda giudiziale o per effetto di una convenzione posteriore alla loro scadenza e pur sempre se dovuti per almeno sei mesi.



Piano del consumatore: può presentarlo anche chi esercita attività d’impresa

 Corte di Cassazione Sentenza del 1 febbraio 2016 n. 1869 

Il comma 3 dell’art. 6 della legge n. 3 del 27 gennaio 2012, definisce il consumatore come “il debitore persona fisica che ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventuale svolta”.

Piano del consumatore: può presentarlo anche chi esercita attività d’impresa 

lunedì 14 marzo 2016

Salva banche: tutti sapevano che 130.000 famiglie sarebbero state espropriate, ma nessuno ha mosso un dito per evitarlo


(Adusbef) - Mercoledi' 16 marzo, davanti al Mef, sit-in per chiedere verita' e giustizia per risparmiatori truffati, da Bankitalia e dallo Stato.

Salva banche: tutti sapevano che 130.000 famiglie sarebbero state espropriate, ma nessuno ha mosso un dito per evitarlo

 

      









Il memoriale di Bankitalia, che nei giorni scorsi, dopo lo scaricabarile con la Consob e le opinabili reciproche competenze, ha cercato di addossare al ministero dell'Economia e delle Finanze le responsabilità sull’esproprio del risparmio, rivelando il veto della Ue ad utilizzare  il Fondo interbancario di tutela dei depositi per salvare azionisti ed obbligazionisti subordinati di Banca Marche, Etruria, CariFerrara e CariChieti, espropriati con il decreto del Governo del 22 novembre 2015, si ritorce contro la Banca d’Italia diventando un vero e proprio boomerang.
  Nei giorni scorsi infatti, una memoria di Bankitalia, ha ricostruito  per la prima volta 
(con l’usuale parzialità che la contraddistingue), quanto accaduto tra Roma e Bruxelles nei mesi che hanno preceduto il decreto del 22 novembre scorso sulla risoluzione delle quattro banche, in un documento presentato per opporsi alla richiesta di annullamento del decreto avanzata dalla Fondazione CariJesi (azionista di Banca Marche) al Tar del Lazio, per il quale si è tenuta la camera di consiglio il primo marzo 2016.
   Bankitalia aveva cercato di addossare le proprie responsabilità sul Mef, reo di aver cercato soluzioni per le 4 banche in crisi, da tempo commissariate da Bankitalia,  con il coinvolgimento del Fondo Interbancario di tutela dei depositi (Fitd), nonostante Bruxelles avesse avvertito il ministero dell' Economia (Mef) fin dall' ottobre 2014 e più volte ribadito, che qualunque intervento del Fitd sarebbe stato considerato un aiuto di Stato dalla Commissione.
   Ma poiché anche Bankitalia sapeva dei “no” della Commissione Ue ai salvataggi degli istituti in crisi,  ed era perfettamente consapevole ed informata degli ostacoli di Bruxelles all’utilizzo del Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) per i salvataggi degli istituti in crisi, perché  non è intervenuta in tempo, per evitare l’esproprio del risparmio, con l’aggravante che conosceva perfettamente  da oltre 1 anno che su 623 miliardi di bond bancari, l’11%, ossia 67 mld erano subordinati ed il 46,1%, circa 32 miliardi  in mano alle famiglie, quindi espropriabili in caso di crac ?
   Perché Bankitalia, che in una intervista del D.G. Salvatore Rossi pubblicata dal Corriere della Sera l’11 dicembre 2015, garantiva che: “Banca d’Italia aveva chiesto di vietare la vendita dei bond rischiosi”,  non ha chiesto alle banche di riacquistare quei titoli rischiosi, evitando l’incombente esproprio criminale del risparmio ?  
   Per cercare verità e giustizia e chiarire anche questo indecoroso scaricabarile tra le Istituzioni, Adusbef, Federconsumatori e le Vittime del Salva Banche, hanno indetto l’ennesimo presidio il 16 marzo prossimo, davanti al Mef in Via XX settembre a Roma, a partire dalle ore 11,00. Per tutelare la dignità degli espropriati, che hanno diritto ai rimborsi integrali, non alle elemosine arbitrali.

fonte: adusbef

SALVA BANCHE: TUTTI SAPEVANO CHE 130.000 FAMIGLIE SAREBBERO STATE ESPROPRIATE, MA NESSUNO HA MOSSO UN DITO PER EVITARLO. MERCOLEDI 16 MARZO, DAVANTI AL MEF, SIT-IN PER CHIEDERE VERITA' E GIUSTIZIA PER RISPARMIATORI TRUFFATI, DA BANKITALIA E DALLO STATO,CON VITTIME SALVA BANCHE - See more at: http://www.adusbef.it/Consultazione.asp?id=9736#sthash.BcSbZ4q6.dpuf

Anatocismo, imprenditore abruzzese batte la Bcc in Tribunale


LANCIANO. Dopo anni di dura battaglia giudiziaria, A.I., imprenditore della Val di Sangro ha ottenuto parzialmente giustizia e visto condannare la banca per anatocismo. 

Anatocismo, imprenditore abruzzese batte la Bcc in Tribunale

 

 






LANCIANO. Dopo anni di dura battaglia giudiziaria, A.I., imprenditore della Val di Sangro ha ottenuto parzialmente giustizia e visto condannare la banca per anatocismo.
Il 10 marzo scorso il giudice Marina Valente del Tribunale di Lanciano ha infatti condannato la Banca di Credito Cooperativo Sangro Teatina di Atessa S.c.a.r.l. al risarcimento in favore dell'ex correntista, oltretutto socio dell’istituto di credito, estromesso proprio a causa di questo procedimento civile.
La banca dovrà versargli 60.000 euro oltre le spese legali. Ma arrivare al risultato ottenuto non è stato affatto semplice: la causa partita nel 2011 ci ha messo ben 5 anni per arrivare ad un primo giudizio.
Il risultato è scaturito dopo ben 3 consulenze tecnico-contabili effettuate nello stesso procedimento da vari professionisti e non sono mancati colpi di scena ma anche duri scontri tra le parti.
La prima consulenza tecnica contabile, infatti, vedeva debitore il correntista, la seconda perizia svolta da un altro Ctu dava ancora debitore il correntista nei confronti della BCC.
Poi dopo una dura lotta, che si è trascinata anche presso l'ala penale del Tribunale di Lanciano, la terza e definitiva perizia ha ribaltato il risultato vedendo il correntista creditore di circa 60.000 euro.
La condanna è derivata dall'applicazione dell'anatocismo e di commissioni di massimo scoperto non dovute sui conti dell’imprenditore.
In pratica il professionista è stato schiacciato del cosiddetto calcolo degli interessi sugli interessi e negli anni si è ritrovato a pagare non solo il capitale e gli interessi concordati, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già computati e già scaduti, comportando conseguentemente una crescita esponenziale del debito, soprattutto in presenza di tassi di interesse elevati.
Il professionista si è rivolto a Sos Utenti ed ha ingaggiato la battaglia legale che lo ha visto vincitore.
Resta l’amarezza, per il diretto interessato, per un'azienda florida e conosciuta sul territorio, piegata dalle pressioni di vari istituti di credito.


fonte: primadinoi

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