martedì 28 novembre 2017

Basta con l'Eurocrisi: L’illusione del debito a basso costo

Basta con l'Eurocrisi: L’illusione del debito a basso costo


La rottura dello SME, avvenuta nel settembre del 1992, ha creato problemi a una serie di cittadini e di aziende italiane che avevano contratto indebitamento in valuta straniera (principalmente ECU, marchi, fiorini, franchi svizzeri).


In realtà indebitarsi in valuta è una scelta perfettamente ragionevole se si svolge un’attività che produce redditi espressi in quella stessa valuta, e/o se ci si indebita per effettuare in investimento, ancora una volta, in quella valuta. E’ in effetti una forma di copertura del rischio di cambio.

Quindi è ragionevole assumere debito in dollari per un’azienda che esporta negli USA, o in franchi svizzeri per un privato che compra casa a Lugano o a Interlaken.

Diversamente, un’azienda o un individuo che si indebita in una moneta “forte” effettua invece un’operazione speculativa. Scommette, in altri termini, sul fatto che la sua valuta di riferimento non si svaluterà rispetto a quella in cui si è indebitato – o non in misura superiore al risparmio di interessi che nel frattempo si ottiene.

Chi aveva assunto debiti in franchi svizzeri o in ECU per comprare casa in Italia, pagando, ai tempi, il 3% invece dell’8% o qualcosa del genere, consapevolmente o no aveva assunto un rischio di cambio. A qualcuno, va detto, è andata bene, perché aveva finito di pagare il mutuo (o la sua maggior parte) prima della rottura dello SME.

Molti altri si sono invece trovati nei guai. Sfortunati, si disse ai tempi, ma anche ingenui.

Ora, un aspetto paradossale dell’ingresso italiano nell’euro è che lo stesso tipo di ingenuità, su scala enormemente maggiore, è stato commesso dalla classe politica italiana di allora – i Ciampi, i Prodi, gli Amato. Che hanno creduto di risolvere il problema dell’alto debito pubblico italiano convertendolo in una moneta più forte – l’euro – e quindi con tassi d’interesse inferiori.

Ancora nel 2005, stando a questo articolo, Ciampi continuava a “tirare fuori dalla giacca un foglietto che gli è caro fin dall’ormai lontano 1998, che continua tuttora ad aggiornare e dal quale non si separa mai. E’ il grafico sull’andamento dei nostri tassi d’interesse, che allora ci consentì di tagliare il traguardo di Maastricht, e che ancora oggi, nonostante il preoccupante riaprirsi della forbice tra i rendimenti dei BTP italiani e dei Bund tedeschi, ci consente di risparmiare decine di miliardi di euro.”

Chissà se quel foglietto Ciampi lo tiene ancora in tasca. Sospetto, tra parentesi, che i calcoli fossero basati su ipotesi molto discutibili.

Ma comunque, l’insigne ex presidente ha commesso (e fatto commettere al suo paese, ahinoi) la stessa ingenuità di chi prima nel 1992 aveva contratto il mutuo in ECU: pensare che il risparmio di interessi fosse un vantaggio, senza tener conto che si convertiva il debito da moneta debole a moneta forte…

La stessa ingenuità ? no, in realtà l’errore è stato MOLTO peggiore. Perché un mutuo in lire o un mutuo in ECU sempre debito erano. Certo, l’ECU-mutuatario si prendeva un rischio di cambio. Certo, forse l’ha fatto senza consapevolezza. Ma l’operazione poteva anche risultare positiva, e per qualcuno (per chi l’ha estinta prima del settembre 1992) lo è stata.

L’Italia, entrando nell’euro, ha sostituito un debito espresso in moneta nazionale in un debito espresso in moneta estera. Un debito in lire che la potestà statale di emissione consentiva SEMPRE E COMUNQUE di rimborsare – in effetti non un debito, ma uno strumento monetario: un deposito a termine presso il Tesoro nazionale - è diventato UN DEBITO VERO…

L’errore è stato catastrofico. La buona notizia è che è risolvibile. La cattiva notizia è che il governo italiano non pare, ancora, essersene reso conto..

sabato 25 novembre 2017

L’ultima frontiera della manipolazione dell’uomo

L’uniformità sessuale rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano mai tentato nella storia. Promossa grazie all’imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell’Occidente, questa vera e propria “mutazione antropologica” viene oggi imposta attraverso i media, la cultura, lo spettacolo e le legislazioni. Un processo apparentemente inarrestabile, che sembra invadere ogni aspetto del vivere quotidiano ed imporre una concezione ideologica della sessualità, avulsa da qualunque retaggio “naturale”.

di Adriano Segatori
(tratto dalla rivista Il Borghese – nr. Luglio 2017) –  I «media» internazionali si sono scatenati in toccanti pantomime per il fatto che nella foto ricordo delle mogli dei rappresentati di Stato presenti al vertice Nato di Bruxelles non fosse stato citato Gauthier Destenay, marito del primo ministro del Lussemburgo Xavier Bettel. A parte il fatto che per essere precisi Destenay risulta essere il marito e non la moglie di Bettel, in questo caso la femmina della coppia – una questione di culo e camicia, e non di lana caprina , quello che è sconcertante che un simile evento sia stato interpretato come un frivolo e simpatico fatto di costume, oppure censurato secondo i parametri più beceri di una scontata ignoranza da marciapiede.
Il fatto, invece, assume una estrema gravità, tanto dal punto di vista politico che da quello culturale. Quando nel 1973, l’Associazione degli psichiatri americani derubricò l’omosessualità dalla condizione di malattia dell’orientamento sessuale dal Manuale Diagnostico e Statistico con una semplice votazione (5.816 voti a favore e 3.817 contro) nessuno immaginava le conseguenze alle quali avrebbe portato una simile decisione. E soprattutto molti sottovalutarono le potenti forze che stavano dietro a questa pressione condizionante.
Lo stesso Robert Spitzer, all’epoca presidente della Commissione e favorevole a tale cambiamento, negli anni modificò la precedente opinione dopo essersi reso conto che una grottesca votazione su un argomento clinico aveva portato ad «una “giustificazione scientifica” per sostenere ulteriori manipolazioni ideologiche».
Ed è a questa manipolazione ideologica che si deve fare riferimento quando si percepisce la pericolosità della questione. Ciò che un tempo era sempre stata una scelta personale, vissuta in maniera conflittuale o serena, a seconda del soggetto interessato, oggi è diventata legge, norma e potere. Un potere che è economico, principalmente, e quindi pervasivo nella sfera pubblica attraverso l’enorme investimento in promozione spicciola, propaganda mirata e condizionamento giudiziario.
Dal 1973 ad oggi si è giunta ad una pressoché totale manipolazione delle coscienze mediante tattiche precise ben indicate nel saggio Unisex di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta (Arianna Editrice). L’infiltrazione propagandistica dell’ideologia gender è iniziata con l’operazione di «desensibilizzazione»: una progressiva e metodica presentazione quotidiana di messaggi e modelli gender fino ad inflazionare il concetto stesso di omosessualità e sovradosare la presenza di questa credenza intossicando l’opinione pubblica e immunizzandola da ogni pensiero critico. Poi, i poteri preposti a questa vera e propria «campagna di propaganda» sono passati al «bloccaggio» (jam) sia attraverso l’attivazione di regole poliziesche che impedissero ogni forma di opposizione e di analisi approfondita del fenomeno, sia con la stigmatizzazione di qualsivoglia giudizio non conforme, marchiando il dissenso come manifestazione di razzismo, di intolleranza, di pregiudizio e di fobia. Questa questione dell’omofobia assume, per altro, dei contorni tragicomici: perché una fobia è un disturbo psichico che non può essere condannato per legge, come non si processano gli aracnofobici, i misofobici, gli ofidiofobici e via via via elencando. Infine, si è puntato ad una vera e propria «conversione» (convert), cioè alla seduzione di massa comprendendo ogni ordine di età, censo, cultura e classe, con un occhio di riguardo ed una modalità di intervento quasi subliminale verso gli scettici, i moderati, quelli disposti al dialogo e meno preparati dal punto di vista psichico e scientifico.
Con queste tattiche, sottolineano gli Autori del saggio citato, «la maggior parte delle persone non si è minimamente accorta del “lavorio” compiuto sulle coscienze». Ecco, allora, che si commentano con tenerezza le effusioni durante i matrimoni omosessuali, la foto di gruppo di donne con il marito di un altro uomo, l’annuncio ufficiale del primo gay indiano, la commemorazioni del poliziotto morto da parte del suo compagno.
Insomma, tutto un grande sentimentalismo ed una diffusione emotiva, disarmati di fronte ad un pensiero critico che impone una domanda cruciale: ma cosa c’è dietro a questo fenomeno dilagante? Dietro c’è il potere del capitalismo che necessitava di sfondare l’ultima difesa della soggettività e della comunità per raggiungere quel transumanesimo indifferenziato e informe da plasmare secondo propri codici e indirizzi. Si dovevano scardinare le stesse leggi della natura e rifondere la società su un uomo artificiale, senza identità, senza famiglia, senza personalità, da omologare in un pensiero unico e globalizzato: amorfo, nel senso etimologico di senza forma e senza carattere.
Del resto, si può credere che personaggi come Soros, il miliardario mondialista delle rivoluzioni planetarie, o banche o fondazioni come Rockefeller e Goldman, o ancora gruppi finanziari come l’Ibm, la Microsoft, la Pepsi, la Amazon e decine di altri sponsor distribuiscano miliardi di dollari senza un lauto tornaconto? Dietro a questa operazione c’è la volontà quasi metafisica di manipolazione mondialista, di sovversione dei costumi e delle leggi universali, di asservimento dell’uomo agli idoli del nuovo ordine planetario fatto di effimera felicità, di illusoria libertà, di deforme volontà. È forse questa la rappresentazione degli ultimi uomini di Nietzsche? Di quelli che in Zarathustra perseguono «Una vogliuzza per il giorno e una vogliuzza per la notte: salva restando la salute»? Anche sì. Con la sterilizzazione dei corpi e delle anime si passa sopra alle pedofilia e al vergognoso diritto all’adozione, a conclusione di un ciclo di degenerazione e di distorsione della realtà. Questa operazione non ancora conclusa non è soltanto grottesca, e neppure simpaticamente alternativa, ma una guerra in corso che si può concludere o con la fine di una civiltà o con una riscossa etica, psichica e culturale. Ogni altro metodo di comprensione e di rettifica è destinato al fallimento.

fonte : azionetradizionale.com

giovedì 23 novembre 2017

Teva Pharma verso migliaia di licenziamenti in Israele e Usa

Teva Pharma verso migliaia di licenziamenti in Israele e Usa: Secondo quanto riporta il quotidiano finanziario israeliano Calcalist, Teva Pharmaceutical Industries potrebbe tagliare del 20-25% il suo organico in patria (attualmente il colosso dei farmaci generici occupa in Israele 6.

Secondo quanto riporta il quotidiano finanziario israeliano Calcalist, Teva Pharmaceutical Industries potrebbe tagliare del 20-25% il suo organico in patria (attualmente il colosso dei farmaci generici occupa in Israele 6.860 addetti), ma migliaia di licenziamenti potrebbero arrivare anche in Usa. 
Secondo Calcalist, infati, nelle prossime settimane una percentuale misurabile in "decine" dei suoi 10.000 dipendenti in Usa dovrebbe ricevere lettere di licenziamento. Il nuovo chief executive Kåre Schultz, riporta Reuters, starebbe lavorando ai dettagli della ristrutturazione che, secondo il Calcalist, dovrebbe comportare l'uscita anche del chief scientific officer Michael Hayden. 
Teva, che a inizio novembre aveva incassato il declassamento a junk (da BBB- a BB) da parte di Fitch Ratings, aveva chiuso in progresso dell'1,13% mercoledì al Nasdaq. Moody's Investors Service e S&P Global valutano invece Teva al livello più basso d'investment grade.
(RR - www.ftaonline.com)

domenica 19 novembre 2017

Bancaria truffava gli anziani avrebbe preso 400 mila euro


Donne anziane che vivevano sole addirittura nelle case di riposo. Persone che si fidavano di lei e che le permettevano di gestire i proprio risparmi. Erano queste, secondo la Procura di Taranto, le vittime selezionate da Daniela Fullone, la 54enne tarantina dipendente di due istituti bancari finita agli arresti domiciliari con l’accusa di truffa e furto aggravato per essersi impossessata di circa 400mila euro, risparmi di alcuni clienti delle banche che la donna curava nella sua mansione di gestore di investimenti della clientela privata.

di Francesco Casula

È stata l’indagine dei finanzieri del Gruppo di Taranto, guidati dal tenente colonnello Giuseppe Maniglio e coordinati dal pubblico ministero Giovanna Cannarile, a ricostruire il sistema messo in piedi dalla donna. In sintesi, nel suo ruolo di gestore clientela privati, la donna avrebbe fatto sparire somme di denaro sostenendo di averli investiti «approfittando - evidenzia il magistrato - anche di carenze di vigilanza all’interno del sistema di controllo degli istituti di credito».
L’attività investigativa è partita dopo la denuncia presentata proprio dalla Banca Popolare di Puglia e Basilicata (assistita dagli avvocati Nicola Buccico ed Egidio Albanese) nella quale la donna ha lavorato fino a ottobre 2016 e dalla quale si è dimessa, a causa dell’indagine interna avviata dall’istituto. Gli esiti dell’inchiesta, tuttavia, per l’accusa hanno dimostrato che Fullone aveva avviato una collaborazione con l’istituto Fideuram continuando, all’insaputa della banca, a portare avanti le sue condotte illecite. Era riuscita, infatti, a convincere alcuni clienti a trasferire i propri risparmi nel nuovo istituto nel quale lavorava.
«Gli elementi informativi e documentali raccolti - scrive il gip Benedetto Ruberto nella sua ordinanza - confermano, senza ombra di dubbio, che l’odierna indagata stia continuando a sottrarre denaro a quei soggetti, già clienti della Banca Popolare, indotti a trasferire le proprie disponibilità finanziarie, mediante l’accensione di nuovi conti presso la Banca Fideuram spa».
Il Tribunale, inoltre, ha disposto nei confronti della Fullone il sequestro preventivo di beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie per un ammontare di circa 40mila euro. Una somma che si riferisce esclusivamente alle somme sottratte, in modo ripetuto, ad una persona attraverso prelievi non autorizzati dal bancomat.
Le indagini delle Fiamme Gialle, però, non sono affatto terminate. I militari stanno setacciando tutto l’operato della donna e la vicenda appare destinata ad allargarsi.

mercoledì 8 novembre 2017

Truffò clienti di banca, negato patteggiamento ex direttore

Michele Scannicchio investì decine di milioni di euro a insaputa dei clienti: tra le vittime il progettista barese ing. Michele Cutolo



Il Tribunale di Bari ha rigettato la richiesta di patteggiamento per l’ex direttore della filiale barese della banca Unicredit Michele Scannicchio, accusato di aver truffato alcuni correntisti operando senza autorizzazione sui loro conti correnti, acquistando polizze vita e investendo a loro insaputa in azioni per centinaia di milioni di euro. Secondo il giudice monocratico Flora Cistulli, dinanzi al quale era stato proposto il patteggiamento a un anno e 10 mesi di reclusione, quelle condotte non configurano il reato di appropriazione indebita ma quelli di furto e truffa. Il giudice ha quindi dichiarato la propria incompetenza rinviando il processo al prossimo 16 novembre dinanzi ad un altro giudice (essendosi già espressa nel merito) perché il pubblico ministero riformuli le imputazioni.
I fatti contestati si riferiscono al periodo fra marzo 2010 e febbraio 2014. Stando all’indagine della Guardia di Finanza, coordinata dal pm Francesco Bretone e partita dalla denuncia di una delle vittime, l’ingegnere barese Michele Cutolo, Scannicchio avrebbe effettuato dai terminali interni alla banca 632 operazioni senza autorizzazione, fino a presentare «dati falsi riguardo la consistenza patrimoniale» dei clienti, alcuni dei quali noti imprenditori baresi del settore immobiliare. Nei confronti dell’ex direttore Scannicchio sono costituiti parti civili cinque correntisti, due società e la stessa banca Unicredit.

domenica 5 novembre 2017

Formia, rischia le venga venduta casa all’asta per un debito non suo

Rischia di vedere venduta all’asta la sua villa in zona San Remigio a Formia, per un debito non suo.

La vicenda che ha come protagonista una donna di Formia, F.P., attualmente rappresentata dall’avvocato Luca Scipione, ha inizio il 31 marzo del 2004 quando viene costretta a vendere la propria villetta a persone di Marcianise, C.A. e C.R.. Di fatto, però, l’atto di alienazione, all’apparenza una vendita stipulata in favore di C.M. ma senza un reale pagamento del prezzo, è stato impugnato subito dopo dalla F.P. dinanzi al tribunale di Gaeta (poi divenuto Latina) e la causa civile è durata, anche per la chiusura della sezione distaccata, diversi anni. Più specificatamente, la F.P. fu costretta con comportamenti estorsivi alla stipula per somme che C.A. e C.R. asserivano di vantare nei confronti del marito. Nel frattempo la ‘nuova proprietaria’ ha, all’insaputa dell’originaria padrona della villetta in zona San Remigio, ottenuto nel dicembre 2007 da una banca marchigiana un mutuo di liquidità per una società di C.A. e C.R., con una rata mensile di circa € 5000 e con contestuale iscrizione di ipoteca sulla villa di Formia. A febbraio di quest’anno il Tribunale di Latina, accogliendo la causa di F.P., ha annullato atto di vendita simulato per vizio del consenso. Insomma l’originaria proprietaria della villetta sembrava potesse finalmente rientrare in possesso del bene, se non fosse successo che, nel trascrivere la sentenza alla conservatoria dei registri immobiliari, ha scoperto che la sua casa era gravata dal mutuo e, dopo poco, gli è stato recapitato un avviso dal tribunale di Cassino secondo cui alcuni creditori della finta acquirente di Marcianise, tra cui la banca che aveva erogato il mutuo, avevano promosso ed erano intervenute con una procedura di espropriazione immobiliare sulla villa tornata di proprietà della mia cliente con la sentenza civile. “Paradossalmente, per alcuni aspetti di natura civilistica che sta seguendo altri colleghi civilisti – sottolinea l’avvocato Scipione -, la F.P. corre il serio rischio di vedersi venduta la propria casa all’asta per un debito che non è il suo e per delle procedure che non la riguardano e l’asta è fissata per il prossimo 9 novembre. L’assurdità di quanto accaduto e la seria preoccupazione della mia cliente di vedersi sottratta la casa per la seconda volta sarà fatta oggetto sia di un dettagliato esposto, col quale verrà chiesto di verificare la commissione di fattispecie delittuose da parte di tutti coloro che, a vario titolo, hanno avuto un ruolo nella vicenda del mutuo, da cui ha avuto corso l’iscrizione ipotecaria nel periodo di illecita sottrazione dell’immobile a F.P. e le procedure civili di esecuzione immobiliari, sia di un ricorso alla corte di Strasburgo per violazione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, tra cui l’inviolabilità del diritto di proprietà”.

scritto da redazione il 04/11/2017 alle ore 18:07, in Cronaca GiudiziariaFormia

sabato 4 novembre 2017

La Menzogna In Cui Viviamo (The Lie We Live)

Questo video lascia davvero senza parole! Dimostra che viviamo in una grande menzogna talmente diffusa da rendere quasi impossibile la percezione della realtà.



Ti sei mai chiesto cosa sia realmente la libertà?

La libertà e il potere o il diritto di agire, parlare o pensare come si vuole. Purtroppo, la società odierna è priva di potere, le democrazie sono falsi specchietti per le allodole, il diritto di agire è limitato da regole predefinite che seguiamo ciecamente ed ininterrottamente da tempo.
La vita è diventata un programma predefinito che si ripete ciclicamente giorno per giorno, sempre lo stesso: ci svegliamo, colazione, lavoro, cena, dormiamo….
Il pensiero comune viene limitato dalla disinformazione contorta di corporazioni e media in tutto il mondo, dai libri di testo che vediamo a scuola, i quali sono atti perlopiù all’ indottrinamento che all’ istruzione.
La libertà sta scemando in un modo talmente impercettibile da farci credere di essere liberi quando in realtà siamo schiavi moderni. La prigionia e la schiavitù sono intorno a noi, ma spesso non riusciamo a vederle perchè tutto ciò che ci circonda ci sembra “normale”.

Un sistema che ci fa vivere nella menzogna per darci l’impressione di libertà.

Crediamo di essere liberi perché abbiamo una casa, un lavoro, un’auto ecc, ma la realtà è che siamo tutti bloccati su un’isola massiva nello spazio chiamata Terra, imprigionati
da un sistema che è stato messo insieme dai popoli, ma che è diventato talmente corrotto da andare contro chi lo ha messo insieme.
Guerre, inquinamento, dissesti climatici fanno volutamente parte di questo sistema. Pensi che sono libere le popolazioni in guerra?
Ti senti davvero libero sapendo che non puoi bere liberamente acqua in natura perchè potrebbe essere inquinata? Sapendo che non puoi prelevare un frutto da un albero perchè potrebbe essere pieno di pesticidi nocivi? Sapendo che non puoi coltivare il tuo orto perchè la tua terra è inquinata?
In questo modo siamo costretti ad acquistare del cibo (apparentemente sicuro) dalle multinazionali.
Tutto ciò di cui abbiamo bisogno per vivere è di proprietà delle multinazionali. Ti sembra libertà questa?
Nel lontano passato, quando la parola libertà non era ancora definita, l’umanità poteva fare tutto ciò liberamente, senza paura di ammalarsi, senza paura di morire e senza libertà.
Di seguito vi mostriamo un video realizzato da Spencer Cathcart, una vera e propria “sveglia” per l’intera umanità. Mostra come viviamo in un sistema di menzogne talmente diffuse da  rendere quasi impossibile la percezione della realtà e la libertà. Buona visione
fonte : jedanews.it

venerdì 3 novembre 2017

Ex Bankitalia assunti in PopVI: Adusbef si rivolge alle Procure

ROMA. Nei giorni scorsi la Banca d’Italia, per difendersi dalle responsabilità negli ultimi 7 crac bancari (Mps, Veneto Banca, BpVi, CariChieti, CariFerrara, Banca Marche, Banca Etruria), che hanno bruciato 110 mld di euro riducendo sul lastrico almeno 350.000 famiglie, ha pubblicato sul suo sito una nota dal titolo: ‘Il presunto fenomeno delle porte girevoli‘, per difendere le carriere di suoi ex dipendenti in merito alla loro successiva assunzione da parte della Banca Popolare di Vicenza. I nomi finiti nel ciclone delle “porte girevoli” – che nella nota di via Nazionale sono “presunte” – sono quelli di Gianandrea Falchi, Mariano Sommella e Luigi Amore, accomunati dal passato in Bankitalia con ruoli e funzioni diverse e passati poi alla Popolare veneta. Via Nazionale precisa che, nella loro attività istituzionale, non hanno mai svolto ispezioni presso la banca con la quale hanno in seguito intrecciato le loro professionalità. In un solo caso, quello di Sommella, dice che “durante il periodo trascorso all’Ispettorato, ha svolto diverse ispezioni ma nessuna presso la Banca Popolare di Vicenza né presso realtà bancarie e/o finanziarie da essa controllate”. Bankitalia ricorda gli interventi legislativi che hanno riguardato la materia, che però sono in larga parte successivi al passaggio dei suoi funzionari nell’istituto in questione. Si cita infatti la legge anticorruzione del 2012 che ha introdotto per i dipendenti pubblici il divieto svolgere, per i tre anni successivi all’uscita dal pubblico, attività lavorativa presso “i soggetti privati nei confronti dei quali il dipendente abbia esercitato, negli ultimi tre anni di servizio, poteri autoritativi o negoziali per conto dell’Amministrazione”. Poiché Gianandrea Falchi è stato assoldato da Zonin nel 2013, come denunciato nella lettera al presidente Cantone dell’Anac del 26.10.2015 (che non ha mai avuto risposta), Adusbef presenterà esposti denunce alle Procure competenti, allegando gli articoli di stampa che smentiscono le affermazioni di Bankitalia, posto che almeno 4 ispettori, Menestrina, Romito, Onofri e Lio, quest’ultimo a seguito di una ispezione, sono stati poi assunti dal gruppo Banca Popolare di Vicenza. Inoltre, poiché da tempo Adusbef denuncia non solo il sistema delle porte girevoli tra Bankitalia e banche vigilate, ma anche allegre assunzioni poco compatibili con l’etica e la pubblica moralità, chiederà alle procure se per caso S.D., assunto nel maggio 2014 a Banca Nuova S.p.a., del Gruppo Banca Popolare di Vicenza, abbia rapporti di parentela con Antonella Dragotto, capo delle relazioni esterne e dell’ufficio stampa di Bankitalia ed in caso affermativo se tale ingaggio alla corte di Gianni Zonin siano stati promossi da Mariano Sommella e Mario Lio, entrambi ex di Via Nazionale. Elio Lannutti (Adusbef)

mercoledì 1 novembre 2017

Gordon Brown: “arrestare banchieri corrotti, o sarà nuova crisi”

Nella sua autobiografia, che verrà pubblicata la prossima settimana, Gordon Brown, ex primo ministro britannico, sferra un attacco ai banchieri che hanno causato l’ultima crisi finanziaria. Colpevoli a suo dire della più recente recessione della Gran Bretagna nonché della sua sconfitta nelle elezioni generali del 2010.
di Mariangela Tessa

Secondo l’ex premier laburista, i responsabili della crisi di un decennio fa “avrebbero dovuto essere arrestati per il loro comportamento fraudolento e disonesto”. Non solo. La mancata linea dura nei loro confronti ha fatto sí che gli stessi continuino a giocare  con denaro pubblico con il rischio di una nuova crisi.
“Se i banchieri che agiscono fraudolentemente non vengono messi in prigione con i loro bonus restituiti, i beni confiscati e vietati dalla pratica futura, daremo solo una luce verde a simili comportamenti in nuove forme”.
Brown ha inoltre rivelato per la prima volta che la Barclays aveva fatto un’offerta per acquistare la Royal Bank of Scotland, alla fine nazionalizzata nel 2008.
Ricordiamo che Golrdon Brown era stato primo ministro per meno di due mesi quando la crisi finanziaria cominciò nell’estate del 2007, ma lo era stato il decennio precedente quando i problemi del sistema bancario globale erano passati inosservati e non controllati.

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