domenica 25 febbraio 2018

Messina: finte cause civili contro banche e Riscossione, quattro arresti (3)



(AdnKronos) - Nella seconda fase, dopo i primi contatti con gli interessati ad opera del procacciatore, entrava quindi in scena l’ex avvocato Vanaria, talvolta contattato dagli stessi ignari clienti, per una sua millantata ed artata fama di esperto legale in materia di anatocismo ed usura bancaria, il quale, "con grande capacità di persuasione ed abile opera di convincimento, prospettava agli interlocutori rapidi e pressoché sicuri successi nelle cause da intraprendersi a seconda dei casi: contro il Concessionario della Riscossione, avverso cartelle esattoriali notificate; contro Istituti Bancari, per anatocismo ed usura sui mutui o ancora in fase di opposizione ad azione esecutive, intentate da alcuni Enti contro gli stessi interlocutori recatisi presso di lui". Vanaria alle volte si spacciava per avvocato ancora in attività, altre come coordinatore di un ”pool” di legali e, dopo aver illustrato le azioni da intraprendere, adoperando tecnicismi e sofismi giuridici – per lo più poco comprensibili – provvedeva a chiedere a tali soggetti l’immediata corresponsione di somme in contanti per il preteso pagamento dei contributi unificati e delle sole spese vive legate alle pratiche, rassicurando al contempo le vittime sulla assoluta gratuità del patrocinio per i mandati conferiti, sostenendo che i compensi delle difese sarebbero poi stati ricavati dalle sicure condanne delle controparti.
A questo punto veniva organizzata l’ultima fase della montatura, in cui entravano in gioco gli avvocati Tavano e Risiglione, entrambi del foro di Catania, che erano i legali collegati al Vanaria che avrebbero potuto effettivamente patrocinare per le persone che si erano rivolte a quest’ultimo rivolti. Questi sempre firmavano dinanzi al Vanaria dei mandati “ad litem” in bianco o su fogli intonsi, attraverso i quali poi venivano conferiti i ministeri di difensore alla Tavano ed al Risiglione, mandati che venivano in concreto disattesi o non onorati in alcun modo. Infine, a distanza di molti mesi dalle dazioni di denaro e dalla firma dei mandati, allorquando i raggirati chiedevano conto al Vanaria delle azioni legali e delle somme già versate, gli avvocati Tavano e Risiglione – che fino ad allora non avevano intrattenuto alcun rapporto diretto coi loro assistiti in ordine ai giudizi intrapresi – sistematicamente rinunziavano ai mandati comunicandolo formalmente ai patrocinati con apposita, puntuale missiva. "Anche in questa fase l’attività truffaldina di Vanaria continuava ed egli, per rabbonire le vittime - dicono i Carabinieri - prometteva loro la restituzione delle somme corrisposte, artatamente chiedendo loro coordinate bancarie e dimostrando disponibilità alla restituzione del denaro senza mai in realtà provvedervi turlupinando così fino alla fine i malcapitati clienti dell’associazione".
A fronte della millantata attività legale, l’associazione incamerava le somme richieste ai truffati, "peraltro del tutto spropositate, ovviamente in eccesso, rispetto agli importi degli eventuali contributi unificati e delle spese da versarsi in relazione alle azioni giudiziarie affidate". Il denaro veniva trattenuto ed utilizzato per scopi e fini privati degli associati. Ad esempio si pagavano gli affitti degli immobili in uso agli indagati oppure in un caso il denaro veniva utilizzato per pagare l’acquisto di una cucina da parte di uno degli avvocati. Solo in piccola parte le somme anticipate venivano impiegate per versare i contributi unificati afferenti le azioni legali da intraprendersi. I casi accertati, al momento, sono 15 ed hanno permesso di ottenere un vantaggio economico complessivo di circa 100 mila euro per gli associati ma "il danno cagionato ai truffati è stato di molto superiore", dicono gli inquirenti. Le poche attività effettivamente messe in atto dagli indagati sono consistite nello stilare degli atti di citazione senza poi iscrivere le cause a ruolo e, se pure ciò veniva fatto, le azioni legali non venivano poi coltivate e praticamente restavano abbandonate, generando ulteriore danno agli assistiti. Oltre la beffa del denaro loro truffato, le vittime hanno subito ulteriori danni economici originati dalla mancanza di tutela negli affari legali che li vedevano interessati, soccombendo nelle cause presso il tribunale civile o le commissioni tributarie per mancanza di costituzione. Da questi procedimenti sono, infatti, spesso scaturiti provvedimenti esecutivi in loro danno proprio a causa della negligente o addirittura assente difesa che li ha esposti in taluni casi a pignoramenti od a provvedimenti esecutivi sui loro beni immobili ed ulteriori spese per interessi. Le indagini sono tutt’ora in corso per individuare eventuali ulteriori persone truffate e, pertanto, si invitano le ulteriori vittime a rivolgersi ad una delle 93 Stazioni Carabinieri capillarmente dislocate sul territorio della Provincia per denunciare.

Crac banche venete, Giovanna Negro: 'acquisiremo dati e informazioni sull'attività di vigilanza e ascolteremo i vari protagonisti per fare chiarezza'

Crac banche venete, Giovanna Negro: 'acquisiremo dati e informazioni sull'attività di vigilanza e ascolteremo i vari protagonisti per fare chiarezza': Si è svolta questa mattina 23 febbraio a Venezia, presso palazzo Ferro Fini, la prima riunione della Commissione speciale d'inchiesta sui gravi fatti riguardanti il sistema bancario in Veneto istituita in seno all'Assemblea legislativa regionale. Come stabilito con Deliberazione n. 205 del 21 dicembre scorso, i Commissari saranno chiamati per tre mesi, rinnovabili, a valutare i fatti emersi dopo la chiusura dei lavori della precedente Commissione speciale d'inchiesta che aveva concluso il proprio compito con la Relazione finale votata dal Consiglio regionale del Veneto il 12 luglio 2016.

Fratelli d’Italia lancia l’allarme banche: “Basta con lo stalking verso i piccoli debitori e fare luce sul crack banche in Veneto”

Fratelli d’Italia lancia l’allarme banche: “Basta con lo stalking verso i piccoli debitori e fare luce sul crack banche in Veneto”: Fratelli d’Italia lancia l’allarme banche: “Basta con lo stalking verso i piccoli debitori e fare luce sul crack banche in Veneto”



Fratelli d’Italia a fianco dei risparmiatori veneti truffati e degli imprenditori torchiati da un sistema bancario debole con i forti e forte fino al imite dello stalking, con i deboli. E’ il messaggio che arriva dalla conferenza stampa organizzata oggi pomeriggio da Raffaele Zanon e Adolfo Urso a Padova nell’ambito della campagna elettorale di Fratelli d’Italia in vista delle elezioni del prossimo 4 marzo.
Assieme ai due esponenti del partito di Giorgia Meloni candidati alla Camera ed al Senato, c’era Laura Schiavo, moglie di un imprenditore suicida il 13 giugno del 2013.
“Mio marito è stato vittima di una banda di disgraziati – denuncia Laura Schiavo – le agenzie di recupero crediti delle banche sono ossessionanti nei confronti dei piccoli imprenditori. Ed io quell’angoscia l’ho vissuta in prima persona. Occorre dare la possibilità alle persone per bene di riprendersi quando si trovano in una situazione debitoria, come ci siamo trovati io e mio marito. Tutte le famiglie che sono state ridotte sul lastrico vanno risarcite. Questa non è l’Italia che voglio io e che voglio dare ai miei figli”.
Dello stesso avviso le parole di Raffaele Zanon, candidato nel collegio plurinominale della Camera per Fratelli d’Italia.
“Gli istituti di credito devono essere al servizio di famiglie e imprese e non viceversa – ha spiegato Raffaele Zanon – Laura Schiavo, candidata per FdI nelle Marche, ha dato vita a una serie di battaglie di Fratelli d’Italia che sono sfociate nella proposta di legge contro lo stalking bancario. Il Veneto è stato attraversato dai crack di Veneto Banca e di Banca popolare di Vicenza con una commissione parlamentare che non ha dato certo gli esiti sperati. In Veneto abbiamo assistito ad un autentico cataclisma da 20 miliardi di euro: una cifra che è evaporata, una cifra che se rapportata ai 10 miliardi di euro con cui l’Europa ha salvato la Grecia dalla bancarotta, ci dice come ci sia la necessità di fare chiarezza su questa vicenda. Esigiamo che i risparmiatori abbiano giustizia e venga fatta piena luce, capendo anche chi non ha vigilato tra coloro che dovevano vigilare. Inoltre vorremmo andare a introdurre sistemi di trasparenza sulle fondazioni bancarie a partire dagli emolumenti di chi le amministra, equiparando gli emolumenti di presidenti, amministratori delegati e consiglieri delle fondazioni a cifre in proporzione e comunque non più alte di quelle percepite dai sindaci delle città dove le fondazioni hanno sede”.
A concludere la conferenza stampa Adolfo Urso, candidato al plurinominale al Senato: “Questa campagna elettorale l’abbiamo impostata su temi concreti e fondamentali, quali la tutela delle imprese, dell’immigrazione, del credito – ha chiosato Adolfo Urso – Chiederemo con forza l’istituzione di una nuova commissione d’inchiesta, poichè quella che è stata messa in piedi in fretta e furia non ha funzionato. L’avventura di Pier Ferdinando Casini, alla presidenza di quella commissione d’inchiesta, i cui risultati sono stati per ampi stralci secretati, si è conclusa con la candidatura di Casini con il Pd e della Boschi addirittura in Alto Adige. E’ evidente che qualcosa non ha funzionato, e quello che non ha funzionato va portato alla luce dalla nuova commissione parlamentare d’inchiesta. Vogliamo inoltre agire perchè il risparmiatore venga davvero tutelato. Perchè qui siamo di fronte a risparmiatori che sono stati truffati”.

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